Cad e la morte di Marco Pannella

Senz’altro la morte di Marco Pannella è stato l’evento che ha monopolizzato e catturato i media nella settimana. Analizzando l’eccentrica figura di Marco si può capire la storia d’Italia e prefigurare il suo futuro. Ma come è mai possibile leggere tanta storia nel ‘diaframma politico’ di un solo personaggio che è stato considerato, prima un saltimbanco e poi uno statista mancato? Tutti, diciamo Tutti, hanno sentito il dovere di omaggiarlo nel suo rifugio domestico a due passi dal Quirinale, sentori che i suoi giorni di vita ormai potevano essere pochi. Andiamo per ordine.  Il giovane Marco incarnò ‘personalmente’ negli Anni ’70 l’ordine di rinnovamento italiano tramite il riconoscimento dei diritti civili con un movimentismo atipico, tant’è  che riusciva a dettare il giornale dei lavori ai Partiti e ridimensionare il Vaticano. Infatti è stato l’anti-vaticanista per eccellenza, riuscendo a motivare i relativi Referendum senza rischiare patrimoni politici elettorali di propria pertinenza. Quando raggiunse l’8% per ‘induzione emotiva’ se ne dolse. Ha raggiunto un leaderismo politico etereo e sostanziale, senza grandi risorse economiche e senza voti. E’ stato l’emblema della politica quale ‘Arte del Possibile’. Non è replicabile come qualsiasi artista nella sua vocazione. Allora nessuno pensò di porlo come espressione dell’anti-politica. Tutti se ne servirono, e lui di tutti si servì, nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi di rinnovamento. Fu uno dei principali personaggi sponda per preparare il dilaniamento dei partiti, che fu poi sancito con Tangentopoli,  per poi passare al Movimentismo Civico basato sul leaderismo e non sugli iscritti. Capiamo perché non volle mai un Partito e non volle mai personaggi di grande spessore al suo fianco. Fino a che ha potuto ha collaborato con la sola Emma, tanto da portarla al soglio Quirinalizio, ma senza successo. In ultimo seguendo la sua ‘Arte Politica’, incomprensibilmente ruppe anche con lei. Ha collaborato alla destituzione e alla elezione di tutti i Presidenti della Repubblica da Leone in poi. E’ stato sempre più un curatore della politica Quirinalizia, che di quella Parlamentare di Montecitorio. Tanto è stato sempre convinto che la ‘ricetta dei cambiamenti politici’ in Italia sarebbero sempre prima arrivati al Quirinale per poi passare alla cucina Parlamentare. Concorse a far capire agli italiani come nel sistema fosse possibile eleggere il ‘nulla’ con Cicciolina, poi la Seconda Repubblica ne confermò la triste tesi concretizzandone una deriva.  E’ stata forse la prima figura antesignana a far capire al popolo che il voto nell’urna è rispettato, quasi sempre, solo qualora risultasse  in armonia con l’ ordinazione dei cambiamenti. In un Paese, che qualcuno dipinge come una miscela tra servi e padroni, il popolo del non-voto che ha capito l’antifona, da tempo si adegua e non vuole compromettersi, vuole solo capire chi è il padrone, sperando che sappia poi svolgere il ruolo. Fino ad oggi è rimasto inattivo e deluso!Ultimiamo il tratteggio su Marco rilevando che la considerazione della Bonino sulla partecipazione di gran parte della gente quale celebrazione dell’ipocrisia è perfetta. Marco avrebbe meritato la camera ardente al Quirinale, perché quella è stata da sempre la sua casa politica. Qualcuno dice che avrebbe meritato un Seggio al Senato. Forse, ma crediamo che  nelle sue originali ambizioni personali,  forse non c’era quella di scendere di livello solo per l’apparenza. Oggi è Matteo a guidare il cambiamento su ordinazione, sempre con lo stesso modello del referendum. L’esordio dei Comitati per il Si è stato un festival del paradosso. Dice il Presidente che se vince il No, vince l’inciucio. Quando è lui l’espressione ultima dell’analisi di cui sopra su Marco, l’ ‘inciucio fatto persona’.

Gerardo Rosa Salsano

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