“Le opposizioni non ne azzeccano una, anche in questo frangente non ne hanno azzeccata una. Perché? Che cosa sbagliano in particolare Giuseppe Conte ed Elly Schlein? Perché dovevano capitalizzare la vittoria del no al referendum costituzionale…”. È così che Lilli Gruber introduce il discorso sulle elezioni amministrative e in particolare l’esito del voto a Venezia e Reggio Calabria, con la netta sconfitta del campo largo. A fare un’analisi a riguardo, nel corso della puntata di lunedì 25 maggio 2026, è la giornalista Lina Palmerini: “Da una parte è vero che un test che riguarda le città è un test che non ha una valenza politica, ma è molto legata alle dinamiche della città, alle candidature. Però comunque una lezione il centrosinistra la deve prendere da questo voto. Innanzitutto da Venezia, perché a Venezia la sconfitta è bruciante. Poi magari nelle altre città, Pistoia magari è riconquistata, si vedrà poi al secondo turno. Ma Venezia è bruciante, perché? Perché lì, sondaggi o non sondaggi, c’era l’idea di una riconquista della città sull’onda poi di tutti gli inciampi della destra. In realtà Venezia mette in luce una cosa che era venuta fuori anche con il referendum, cioè la vittoria dei sì è stata una vittoria, in particolare in alcune aree del nord, quindi c’è un tema di centro-sinistra. Il sì ha vinto nelle aree del nord, quindi evidentemente lì il centro-sinistra c’è, ma c’è anche un dialogo che non funziona, cioè il nord non capta il segnale del centro-sinistra”.
“Però Venezia aveva vinto il no”, puntualizza Gruber. E Palmerini va avanti: “Sì, però insomma al di là del…
Dal mio punto di vista c’è un tema di nord e centro-sinistra che devono mettere a fuoco, perché sul tema della sicurezza, sul tema dell’immigrazione, sul tema della politica industriale, insomma come dice Romano Prodi, non bastano gli errori della destra, devi essere tu a proporre qualcosa. E alla fine anche in questa tornata amministrativa si vede un centro-sinistra che è solo convinto di vincere, ma questa proposta complessiva su temi che stanno a cuore a maggior ragione nelle città, cioè il tema della sicurezza è un tema delle città e non si può non affrontare. Io – chiosa Palmerini – credo che siano stati sottovalutati degli argomenti che invece fanno molta presa sui cittadini”. “Sì, su ogni cittadino peraltro, anche quelli di sinistra, di centro-sinistra, il tema della sicurezza è un tema che riguarda tutti”, la chiusura di Gruber.
«Pazzesco il crollo dell’affluenza a Venezia… E stupefacente è il distacco di Martella da Venturini, non era mai successo in passato… Mamma mia…». Comincia con una serie di esclamazioni la telefonata con Massimo Cacciari, 81 anni, filosofo illustre ed ex sindaco di Venezia. Lui venne eletto col centrosinistra la prima volta nel 1993, riconfermato nel ‘97 e rieletto infine nel 2005.
«Tutti i sondaggi parlavano di partita aperta. E poi Venezia era stato l’unico posto in Veneto dove a marzo al referendum avevano vinto i No. Perciò direi che gli elettori di centrosinistra stavolta non sono andati a votare, specie i giovani non ci sono andati. Il discorso parte da lontano. Il centrosinistra, dopo i miei mandati, inanellò suicidi a ripetizione. Ricordate Felice Casson? Invece di puntare sulle giovani leve veneziane del Pd, nel 2014 scelsero di candidare lui e vinse il centrodestra con Brugnaro. E ora con Martella ci risiamo: io lo conosco da una vita, Martella, niente di particolarmente tremendo, ma è un giovane vecchio, un politico puro, una carriera da eterno numero 2, numero 3, una volta al seguito di Veltroni, un’altra al seguito di Orlando, un’altra ancora di Bersani. Insomma, non è così che si crea entusiasmo tra gli elettori. Ci sarebbe voluta una figura diversa, come la Salis a Genova. Mio nipote Tommaso, per dire, avrebbe preso più voti di Martella…».
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