Il ritorno della Bohème di Davide Livermore al Teatro Costanzi è un felice incontro tra spettacolarità tecnologica e teatro d’opera tradizionale, dopo le grandi dimensioni delle Terme di Caracalla e del Circo Massimo, questo allestimento trova nello spazio concluso del teatro Costanzi una misura ideale, dove tecnologia e dramma riescono a dialogare senza sopraffarsi.
La messa in scena che mantiene una narrazione pienamente tradizionale, rispettosa del tempo e dello spazio indicati dal libretto, utilizza videomapping e animazione per costruire una profondità scenicadinamica, che muta in ogni quadro. Le immagini proiettate sia sugli schermi che sulle superfici della scena, non fungono da semplice sfondo, ma diventano parte attiva del racconto, dando vita a una Parigi pittorica, vibrante, emotiva. I costumi tradizionali rafforzano questo equilibrio, evitando qualsiasi forzatura stilistica e lasciando che siano luce e colore a modellare l’atmosfera.
Livermore stesso, in un’intervista rilasciata in occasione della messa in scena a Caracalla, ha chiarito il senso di questa operazione: “È un gioco straordinario di tecnologia, fatto di videomapping e animazione, in cui i quadri non sono solo scenario ma diventano ambiente complessivo”, perché l’obiettivo è raccontare “la contemporaneità di Puccini dal punto di vista visivo, nella Parigi che lui canta e che lui musica”. Lo spettatore viene così immerso in “un ipotetico atelier di Marcello, dove confluiscono le esperienze dei grandi pittori della fine dell’Ottocento”, con immagini che “continuano a entrare in rapporto con l’agito scenico, con la recitazione degli artisti e con il modo di raccontare gli affetti nella partitura”.
La sua non è una regia che sovrasta la musica, al contrario, come sottolinea lo stesso Livermore, “ci sono momenti della partitura che raccontano esattamente un movimento, uno sguardo, una porta che si chiude, una candela che si accende o si spegne, una vita che se ne va, un abbraccio, una lacrima”. Per questo, di fronte alla perfezione della Bohème, il regista sceglie di “mettersi a disposizione e raccontarla fino in fondo”.
Sul podio, Jader Bignamini guida l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma con una direzione fluida, tesa e vivace, capace di sostenere il respiro teatrale senza indulgenze, riesce a mantenere il tessuto orchestrale sempre trasparente, mettendo in rilievo la modernità quasi cinematografica della scrittura pucciniana.

Il cast della prima del 14 gennaio si impone per la resa qualitativa. Saimir Pirgu, al debutto romano come Rodolfo, offre una prova di altissimo livello con uno squillo luminoso e una proiezione efficacissima, ma soprattutto una tavolozza di colori vocali che gli consente di scolpire il personaggio con finezza espressiva, alternando slancio lirico e introspezione.
Accanto a lui, Carolina López Moreno, Mimì, conquista il pubblico con una prova di grande rigore musicale e intensa credibilità scenica, la sua intonazione è precisissima, le dinamiche di suono sono gestite con naturalezza e intelligenza, dando vita a una Mimì fragile ma mai convenzionale, profondamente vera.

Nicola Alaimo porta in scena un Marcello autorevole e musicalmente solido, mentre William Thomas (Colline) trova nel quarto quadro uno dei momenti più toccanti della serata con una “Vecchia zimarra” accolta da un lungo e caloroso applauso. Alessio Arduini (Schaunard) spicca per presenza scenica e capacitàattoriali, rendendo il personaggio parte integrante del tessuto drammatico.
Di grande efficacia la Musetta di Desirée Rancatore, divertente, sfrontata e musicalmente brillante, Matteo Peirone dà vita a un Benoît riuscitissimo (suo anche l’Alcindoro), mentre Parpignol (Giordano Massaro), i gendarmi (Alessandro Fabbri e Andrea Jin Chen) e il venditore (Luis Armando Fuentes Bustos) contribuiscono con precisione a costruire il disegno di una Parigi sempre credibile. L’ottima qualità dei comprimari sostiene l’autorevolezza dell’intero impianto scenico.
Applausi convinti anche per il Coro del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Ciro Visco, e per la Scuola di Canto Corale guidata da Alberto de Sanctis, due realtà che si confermano di assoluta eccellenza e che contribuiscono in modo determinante alla forza teatrale dei grandi insiemi del secondo quadro.

Nel quarto quadro, quando la tecnologia si immobilizza e restano solo le voci, l’orchestra e lo spazio, Puccini parla con una semplicità che non ha bisogno di mediazioni, e il silenzio concentrato della sala lo conferma. Una splendida Bohème che non ha cercato l’effetto, ma l’emozione e la sera della prima questa verità è arrivata con stupenda chiarezza.

Stagione 2025/2026
LA BOHÈME
Musica di Giacomo Puccini
Scene liriche in quattro quadri
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Da Scènes de la vie de bohème di Henri Murger e Théodore Barrière
Direttore Jader Bignamini
Regia Davide Livermore
Scene, costumi, luci Davide Livermore
Maestro del Coro Ciro Visco
Video D-Wok
PERSONAGGI e INTERPRETI
Rodolfo, Saimir Pirgu
Mimì, Carolina López Moreno
Schaunard, Alessio Arduini
Marcello, Nicola Alaimo
Colline, William Thomas
Musetta, Desirée Rancatore
Benoît/Alcindoro, Matteo Peirone
Parpignol, Giordano Massaro
Sergente dei doganieri, Alessandro Fabbri
Doganiere, Andrea Jin Chen
Venditore ambulante, Luis Armando Fuentes Bustos
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera (maestro Alberto de Sanctis)
Allestimento Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia

Loredana Margheriti
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.