BRIC: la Cina lavora si candida a leader dell’economia mondiale

Nella classifica delle potenze economiche mondiali il peso dei Paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) continua a crescere. Il vero motore di queste economie è soprattutto la Cina divenuta seconda potenza economica mondiale. Il 55% del pil e il 65% del commercio estero dei BRIC infatti è da attribuirsi a Pechino, così come oltre il 50% dell’energia e il 50% delle spese militari di questi Paesi è prodotto dall nazione dell’estremo  oriente. Andrea Goldstein, senior economist dell’OCSE, nella sua analisi parla dei BRIC come di “una metafora dell’emergere di una nuova geografia economica” che sta ridisegnando e decidendo le nuove regole delle economie e dei mercati internazionali attraverso una crescita esponenziale del Pil. La crisi economica internazionale partita dagli USA nel 2008 ha poi coinvolto e coinvolge tuttora l’intero Occidente ed economie più avanzate, ma solo parzialmente ha colpito i Paesi emergenti. Cina ed India in quell’anno hanno subito solo una leggera flessione del Pil per poi, nel 2010, toccare tassi di crescita di circa il 10%. Per contro le economie occidentali dimostrano in questi anni una crescita minima e di essere incapaci di superare la crisi. Il libero mercato globale sollecitato dalle economie più sviluppate mette a nudo i loro punti deboli, costringendo prima USA e poi il Vecchio Continente a far ricorso ad un’insostenibile intervento pubblico con il rischio di creare in questi stati una divisione sociale tra ricchissimi e poverissimi,  tipica dei Paesi Populisti. La grande contraddizione che emerge nell’ascesa dei Paesi BRIC mette in evidenza come  proprio i meccanismi economici idealizzati e utilizzati dalle grandi economie avanzate per accrescere la propria ricchezza ora gli si rivoltino contro, lo stesso modello democratico di fronte alla crisi sembra dichiarare il proprio fallimento misurato alla crescita economica di Paesi la cui democratizzazione stenta ad affermarsi nonostante l’ ingresso per alcuni di essi nel WTO.  Secondo i più importanti economisti mondiali e i principali istituti finanziari internazionali il nuovo secolo sarà caratterizzato proprio dall’affermazione del potere economico dei BRIC e quindi dell’Asia con il conseguente ridimensionamento di quello dell’Occidente e quindi delle economie più avanzate. La crescita delle economie BRIC è considerata continua e costante nel medio e lungo periodo, ma dalle indagini condotte il gruppo si compone di Paesi diversi tra loro e la loro crescita è diversa, per cui non tutti i componenti delle economie BRIC potranno in futuro effettivamente rappresentare una potenza economica mondiale. La crescita della Cina è molto diversa dai restanti Paesi del BRIC, Pechino è ormai la fabbrica del mondo e ha costruito relazioni finanziarie e commerciali strategiche in particolare con gli USA, nella prossima sfida tra occidente ed oriente proprio la Cina potrebbe assumere ruolo di leadership nel contesto dell’ASIA e nel gruppo dei BRIC. Sul piano demografico infatti Cina ed India ospitano quasi il 90% della popolazione dei BRIC rispetto alla Russia e al Brasile insieme. Oltre il 50% delle spese militari dei BRIC è prodotto dalla sola Cina, il 25% è russa, il 15% indiana e l’8% brasiliana. La Cina produce oltre il 50% dell’energia prodotta dai BRIC, la Russia il 25%, l’India meno del 10% e il Brasile il 5,5%. Nel commercio estero dei Paesi BRIC il 65% è prodotto dalla Cina, mentre la Russia solo grazie all’esportazione di idrocarburi riesce ad avvicinarsi quasi ad un terzo delle esportazioni cinesi, il Brasile e l’India contribuiscono meno del 10% all’export dei BRIC. Lo stesso 50% del PIL dei BRIC come già precedentemente accennato è prodotto dalla Cina. Partendo da questo quadro è possibile intravedere le possibilità per la Cina di sganciarsi dai BRIC, ponendosi essa stessa tra le potenze emergenti e la superpotenza mondiale (USA). Nello scenario futuro dei BRIC a livello politico ed economico tutto dipenderà non tanto dai rapporti multilaterali che si verranno a realizzare tra le quattro potenze emergenti quanto dal rapporto triangolare tra USA, Cina ed India. Gli Usa continueranno ad avere una grande ruolo in quella che sarà la trasformazione economica mondiale e potere su Cina ed India fino a quando queste due macroaree avranno ancora bisogno della presenza degli Stati Uniti in Asia per tenere a freno le aree asiatiche che minano la stabilità del loro potere. Lo stesso processo di industrializzazione in Cina secondo gli studi porterà a breve la necessità per il dragone di rivedere la sua politica interna, per la Cina infatti uno dei problemi da gestire e a cui far fronte per la sua crescita sarà nei prossimi anni proprio la convivenza forzata al suo interno di una società aperta e chiusa allo stesso tempo. Tutti questi elementi e l’intrecciarsi di politiche economiche di grandi blocchi ridisegneranno la nuova geografia economica e la possibilità che vengano a crearsi due globalizzazioni: asiatica ed occidentali.

Maria Gravano

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