Brexit, in mezzo a questo caos l’Italia deve rafforzare il potere sovranazionale

L’immediato dopo Brexit, ha scatenato una serie di reazioni tra chi ha vinto e chi ha perso, tra chi si preoccupa delle conseguenze per la propria famiglia, e chi con responsabilità di vario tipo e livello guarda avanti alla ricerca della via migliore per ripartire. A Londra già si pensa di rilanciare un contro-referendum nella speranza di ribaltare il verdetto della prima consultazione. Qualcuno fa il conto che la perdita di valore della sterlina, in poche ore, ha superato di gran lunga di quanto il Regno Unito ha pagato, in termini di contributi, dal giorno della sua adesione all’UE. Nelle capitali europee s’interrogano sul da farsi.Le opinioni si sprecano, le frasi di circostanza abbondano.Chi chiede una risposta immediata con il varo di una nuova Unione più ristretta, ma allo stesso tempo più forte. Chi teme che la deriva verso una disgregazione sia inarrestabile o addirittura benvenuta e salvifica. In mezzo a questo caos ciò che si può dire è ciò che non si dovrà fare.Certamente sarebbe un errore strategico ripartire dai sei Paesi fondatori(Francia, Italia, Olanda, Germania, Belgio e Lussemburgo) come anche a Roma si sogna. E non si dovrà ripartire inseguendo alleanze diverse ed accordi sui singoli campi di azione(economia, immigrazione, difesa) come stanno già suggerendo i soliti’Solone’ e cultori dell’ingegneria dei trattati. No ad un’Europa dei soli fondatori, perché è un’idea obsoleta che appartiene alla storia del secolo scorso, che non rappresenta più la realtà dell’Europa di oggi, e perché i sei, a partire dall’Olanda, sono molto divisi tra loro.L’Europa deve ritrovare un senso politico immediatamente chiaro ed un peso adeguatamente parametrato ai bisogni, solo con un progetto che veda protagonisti un consistente gruppo di Paesi che condividano tutte le responsabilità per una gestione su scala continentale. Solo così potrebbe avere successo la tanto auspicata, ed oggi, inevitabile, Europa a due velocità. I primi passi compiuti in queste ore, proprio su iniziativa tedesca, vanno, purtroppo, nella direzione sbagliata. A Berlino si sono incontrati i ministri degli esteri dei sei, e nelle prossime ore, sempre a Berlino, s’incontreranno la MerKel, il Primo Ministro francese Hollande ed il nostro Premier Renzi, con il contorno del Presidente del Consiglio Europeo Tusk ed il Presidente della Commissione Europea Juncker. Scelta inappropriata quella della MerKel, ma soprattutto per il nostro Paese. Se l’Italia aspira ad avere un ruolo, non è certo in un direttorio di grandi che può trovarlo, ma nell’ambito di una prospettiva sovranazionale. L’unica all’altezza delle sfide. Non è un caso che in Europa l’istituzione più potente, l’unica in grado di svolgere il proprio compito, non sia un governo, ma sia la Bce, ossia proprio l’istituzione organizzata in modo sovranazionale. E non è un caso che in Europa l’uomo più ammirato e per certi versi più temuto sia Mario Draghi.

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