Brexit, i Comuni bocciano i “piani B” della May. No deal più vicino

Non si sblocca lo stallo sulla Brexit: la Camera dei Comuni ha bocciato le 4 opzioni di piano B alternative all’accordo di divorzio raggiunto dalla premier May. Le proposte per mantenere legami economici molto più stretti dopo la Brexit, tenere un secondo referendum o fermare la Brexit per evitare un divorzio da Bruxelles senza accordo non hanno ottenuto la maggioranza dei voti in Parlamento. Una maggioranza non è stata raggiunta nemmeno sulle due ipotesi di Brexit più soft.

Il ministro della Brexit, Stephen Barclay, ha rilanciato l’ipotesi di un quarto voto sull’accordo di Theresa May dopo la bocciatura dei voti indicativi dei Comuni sui possibili piani B. Barclay ha ricordato che in mancanza di un accordo approvato “l’epilogo di default” sarebbe l’uscita del Regno dall’Ue il 12 aprile con un no deal. Ma avendo notato come la Camera si sia pronunciata a maggioranza in passato anche contro il no deal, ha esortato a un quarto voto sul piano May in settimana.

Esultano i falchi brexiteer del Partito Conservatore di Theresa May per la sconfitta ai Comuni. “Ai Comuni – ha commentato Mark Francois, vicepresidente dell’European Research Group (Erg), la corrente degli euroscettici Tory più radicali – ha avuto luogo un tentativo di golpe contro la Brexit, che ha coinvolto anche esponenti di spicco del governo, ma che i deputati della base (backbenchers) hanno sventato. Il golpe è fallito”. “Il risultato è che ora siamo sulla strada per uscire dall’Ue tra 11 giorni, nel rispetto della volontà dei 17,4 milioni di elettori” che al referendum del 2016 hanno votato Leave. Un proclama simile è arrivato poi dall’ex leader dell’Ukip Nigel Farage.

L’Ue, intanto, cerca di prepararsi a tutti gli scenari possibili anche se spesso non sembra di parlare con una unica voce. “Se il Regno Unito vuole ancora lasciare l’Ue in modo ordinato, l’accordo di divorzio è e resta l’unico modo”, dice il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier dopo la bocciatura di ieri sera. “Abbiamo sempre detto che possiamo accettare un’unione doganale o una relazione sul modello Norvegia. La dichiarazione politica può essere adeguata. Se i Comuni non votano a favore nei prossimi giorni, restano solo due opzioni: un ‘no deal’ o un posticipo più lungo dell’uscita”, afferma intervenendo al think tank Epc.

Una Brexit senza accordo “non è mai stato il nostro scenario preferito. Ma i 27 ora sono pronti. Diventa ogni giorno più probabile”, continua Barnier. “Essere preparati ad uno scenario di ‘no deal’ non significa che non ci saranno disagi. Non andrà tutto liscio. Ci saranno problemi. Essere pronti – aggiunge – significa che tutti i problemi previsti dovrebbero essere gestibili per l’Ue”. E su Twitter il coordinatore del Parlamento europeo sulla Brexit, Guy Verhofstadt, è lapidario. “La Camera dei Comuni ha di nuovo votato contro tutte le opzioni. Una hard Brexit diventa quasi inevitabile. Mercoledì il Regno Unito avrà l’ultima possibilità di rompere lo stallo o di affrontare l’abisso”.

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