Brexit: gruppo falchi Tory e Dup confermano no a Theresa May

Lunedì sera la prima ministra britannica Theresa May e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker hanno tovato un’intesa  per introdurre alcune modifiche all’accordo su Brexit bocciato lo scorso gennaio dal Parlamento del Regno Unito. Le modifiche, per lo più cavilli che secondo molti non modificano nella sostanza l’accordo, sono il risultato di complicati colloqui tra le due parti per provare a sbloccare la situazione di stallo in cui si trova Brexit e che potrebbe portare a un  ‘no deal’, cioè un’uscita senza nessun accordo ormai tra pochi giorni, scenario considerato catastrofico da più parti.

Le novità introdotte dall’intesa tra May e Juncker non possono però ancora considerarsi definitive, perché devono essere approvate dal Parlamento britannico. Il voto, di grande importanza, è fissato per questa sera: se l’accordo dovesse essere approvato, come vorrebbe May, l’uscita del Regno Unito dall’UE prenderebbe una strada precisa e definita e Brexit si verificherebbe – regolata come da accordi – il 29 marzo; se dovesse essere bocciato, si aprirebbe uno scenario complicato e incerto, su cui dovrà esprimersi nei prossimi giorni il Parlamento britannico.

Al momento pollice verso contro l’accordo sulla Brexit di Theresa May da otto deputati di spicco in rappresentanza dei Tory brexiteer più oltranzisti e degli alleati unionisti nordirlandesi del Dup. Le intese raggiunte a Strasburgo dalla premier con i vertici Ue sul backstop ‘non soddisfano l’impegno preso dal governo alla Camera dei Comuni di ottenere cambiamenti legalmente vincolanti nell’accordo di recesso’, scrivono gli 8, fra cui l’ex ministro conservatore per la Brexit, Dominic Raab, e il capogruppo del Dup, Nigel Dodds.

Torna dunque il pessimismo sul voto di ratifica bis previsto per stasera ai Comuni sull’accordo sulla Brexit dopo il parere legale dell’attorney generale del governo britannico, Geoffrey Cox, sulle intese allegate raggiunte ieri dalla premier a Strasburgo nel quale si certifica come ridotto, ma non eliminato il rischio di un backstop a tempo indefinito.

May ha riunito i deputati del gruppo del Partito Conservatore a Westminster per un ultimo, accorato appello. Poi ha in agenda un incontro con la leader del Dup, Arlene Foster, al cui riserbo fa da contrappunto il pessimismo di fonti interne al suo partito su un ipotetico via libera all’accordo ‘dopo il parere di Cox’. Intanto il ministro per la Brexit, Stephen Barclay, prova a difendere il valore delle intese definite ieri di fronte alle contestazioni della commissione parlamentare bipartisan presieduta dal laburista Hilary Benn.

Le intese allegate all’accordo sulla Brexit raggiunte ieri da Theresa May sono ‘legalmente vincolanti’ e ‘riducono il rischio che il Regno Unito possa essere trattenuto indefinitamente e involontariamente’ nel meccanismo del backstop. Ma non cancellano del tutto un rischio legale che resta invariato nell’ipotesi di differenze irreconciliabili nel negoziato con l’Ue sulle relazioni future: così l’attorney general del governo britannico, Geoffrey Cox, nella cauta revisione del suo parere legale sull’accordo.

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