Con l’ultima rappresentazione di Boomers il 2 aprile al Teatro Brancaccio, Marco Paolini ha chiuso un viaggio teatrale che ha saputo mescolare memoria, nostalgia e sperimentazione narrativa in un affresco generazionale unico.
Prodotto da Michela Signori in coproduzione con Jolefilm e il Teatro Stabile del Veneto, Boomers è stato un esperimento riuscito di teatro cybernetico, una ballata tra passato e futuro, tra reale e virtuale. Al centro della scena, un algoritmo imperfetto mischia la storia italiana degli ultimi 50 anni, restituendola in un formato ibrido, come un videogioco di realtà virtuale “vietato ai minori di 48 anni non accompagnati”.
Per un boomer presente in platea, la prima parte dello spettacolo è stata una carezza nostalgica. Paolini ha evocato con sapienza e ironia l’epoca dello sbarco sulla Luna, delle prime autostrade, della TV in bianco e nero che raccontava un’Italia ingenua e fiduciosa nel progresso. Era il tempo in cui si sognava di “twistare” come Gianni Morandi o di correre a cento all’ora su un rettilineo d’asfalto.
Ma poi, il racconto si complica. La storia, che sembrava destinata a un futuro radioso, si è fatta incerta, contorta, spezzata. Qui Paolini introduce il videogioco come metafora perfetta: è l’algoritmo a decidere l’ordine degli eventi, a creare incongruenze e illogicità. E così, gli spettatori si ritrovano a riflettere su un’Italia invecchiata, su una generazione che ha visto il sogno sfumare in qualcosa di più complesso e meno lineare.
Il cuore della scena è il Bar della Jole, rifugio del protagonista Nicola (alter ego di Paolini), che rivive il suo passato grazie a una simulazione creata dal figlio, programmatore di videogiochi. Qui, sotto un pilone di un ponte autostradale che trema e vibra, si intrecciano storie, ricordi, canzoni.
Jole, interpretata dalla magnetica Patrizia Laquidara, è la figura mitica che tiene insieme questo mondo di memoria e malinconia. La musica, parte integrante della narrazione, accompagna lo spettatore in un viaggio emotivo che culmina in una struggente interpretazione di Noi siamo figli delle stelle. Il brano, che un tempo era inno di un’illusoria spensieratezza, chiude lo spettacolo lasciando negli spettatori un senso di malinconia e di domande sospese.
Boomers non è solo uno spettacolo sulla memoria, ma anche una riflessione sulla difficoltà del dialogo tra generazioni. L’uso della realtà virtuale diventa un tentativo disperato di ricucire il rapporto tra padri e figli, tra un passato ancora vivido e un futuro incerto.
Con questa produzione, Marco Paolini ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di innovare il teatro, portando sul palco non solo un racconto, ma un’esperienza immersiva e coinvolgente.
Il sipario si è chiuso, ma l’eco di Boomers rimarrà a lungo nella mente di chi c’era.
Roberto Cavallini
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