Bonelli rottama il nome “Campo largo” per escludere Renzi: “Meglio chiamarci Alleanza per la pace…”

Il “ritorno al futuro” del campo largo deve necessariamente partire dalla Liguria. Era l’estate di due anni fa quando, dopo una lunga e tortuosa vicenda giudiziaria, si dimise il governatore Giovanni Toti. Dal giorno dopo il Pd si sentì la vittoria in tasca: «La Regione sarà nostra», esclamavano al Nazareno, tra esibizioni di manette e tappi di champagne. La vittima sacrificale di allora fu l’ex ministro Andrea Orlando, l’attaccante mandato a tirare un calcio di rigore a porta vuota. In quelle settimane Matteo Renzi decise il suo grande passo: «Darò una mano a Elly Schlein anche in Liguria».

Nel frattempo, il Fatto Quotidiano avviò una campagna di interdizione preventiva: articoli, commenti, retroscena e ammonimenti. L’obiettivo era chiaro: fermare sul nascere qualsiasi tentativo di alleanza. Alla fine il colpo ferale arrivò da Giuseppe Conte, a pochi giorni dalla presentazione delle liste: «Non c’è posto per l’ex rottamatore». Ventiquattro mesi dopo, la “maledizione” del campo largo si ripresenta con le stesse modalità. E con gli stessi attori che hanno calcato la scena nella città della Lanterna. Ieri sul tema si è cimentato il co-leader di Avs Angelo Bonelli, che fu uno dei più attivi anche durante la “battuta” nei carruggi. Dice Bonelli: «Renzi ha spiegato che il suo compito è portare a votare il suo elettorato che detesta me, Conte, Fratoianni». Poi la bacchettata: «Se pensiamo di costruire un’alleanza basata su questi presupposti, dico: «Fermiamoci, perché per noi l’elemento della coerenza, della passione e dei valori è fondamentale». Il messaggio è chiarissimo: «Vogliamo costruire un programma coerente per governare cinque anni, non vogliamo trovarci dopo un anno a cambiare governo».

Insomma, totale sintonia con i dubbi di Giuseppe Conte: vade retro. Quello che successe in Liguria, quando il niet del M5S provocò un’alzata di spalle del Nazareno: «Vinceremo anche senza di lui». A testimoniare la tensione, martedì bastava leggere il tweet del renzianissimo Ivan Scalfarotto. Scrive il senatore: «Da leggere l’editoriale del Fatto: Marco Travaglio attacca duramente Obama. Compagni del Pd, qualcuno reagisce o vi fate dettare la linea dal direttore del Fatto Quotidiano?».
Durissima, come sempre, l’ironia di Matteo Renzi contro Angelo Bonelli, che ieri aveva spalato fango contro di lui. Oggi il verde-rosso incassa schizzi, anzi, palate. “Preferisco una foto con Obama e mia figlia a Chicago che una foto con Bonelli. Io so di essere di centrosinistra e la patente di centrosinistra a me non la dà Bonelli”, sono le parole del leader di Iv a Start su Sky Tg24.

“Noi del centrosinistra possiamo litigare su tutto, possiamo starci reciprocamente antipatici, possiamo non andare mai a cena, ma c’è una cosa che non possiamo fare, altrimenti la nostra gente ci insegue con i forconi: fare sì che per le nostre divisioni la destra si riprende per cinque anni palazzo Chigi e per sette anni il Quirinale”, aggiunge Renzi, che poi delira: “La destra sovranista che manda al Quirinale un Vannacci, un Mantovano, persino una Meloni, che di questi sarebbe la più moderata, va fermata. Come? Stando insieme, perché se il centrosinistra sta insieme vince, se il centrosinistra si divide perde”. Poi mostra scetticismo anche sul buon esito delle Primarie: “Ci sono tanti modi di scegliere il leader. Io ho vinto le primarie, Conte è stato indicato da un patto tra Salvini e Di Maio, Schlein ha vinto le primarie, Draghi non ha mai fatto una elezione. Ma io credo che se Conte chiede le primarie, se Schlein dice ‘ok ci sto’ fermare la macchina delle primarie sarà molto difficile”.

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