A gay rights activist dances during gay pride march in Belgrade, Serbia, Sunday, Sept. 20, 2015. Hundreds of gay and human rights activists at Serbias gay pride event have called for solidarity with migrants passing through the Balkan country in search of a new life in Western Europe. (ANSA/AP Photo/Darko Vojinovic)

Bologna e Gay Pride:’Fuori i poliziotti omosex’

L’arcobaleno rischia di risplendere meno a Bologna. ’Molto più di Zan’ è il grido con cui sabato tornerà il Pride sotto le Due Torri. Parole d’ordine: diritti Lgbtq e battaglia contro l’omotransfobia del famoso ddl bocciato dal Parlamento. Niente di nuovo, se non fosse che la sfilata anti-discriminazioni non è per tutti. Polis Aperta, associazione Lgbtq di lavoratori di forze di polizia e forze armate, infatti, lamenta di essere stata esclusa dal mega corteo al quale sono attese 50mila persone. Il motivo lo spiega una nota diffusa via social da ’Rivolta Pride’, la rete di associazioni, attivisti e collettivi in difesa della persone Lgbtq che organizza la manifestazione: “La nostra non è una presa di posizione contro Polis Aperta, ma di critica aperta alle forze dell’ordine come istituzione e come luogo di riproduzione di violenza sessista, omolesbobitransfobica, abilista e razzista”. Il motivo, spiegano nel lungo post, è anche legato alle orgini del movimento Lgbtq che si fa risalire alla rivolta di alcuni gruppi omosessuali contro le violenze della polizia il 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn di New York. Per questo, fanno sapere gli attivisti, “riteniamo necessario aprire una riflessione seria sul tema della polizia e delle forze armate e delle discriminazioni vissute dalla nostra comunità”.

Parole che fanno il paio con un altro post in cui invitavano “chi fa il mestiere delle armi a non presentarsi con divise, bandiere o simboli dell’associazione”. Troppo per gli attivisti Lgbtq che, in alcuni commenti, non hanno lesinato critiche: “Sbirri siete e sbirri rimanete”, ricordando le violenza subite dalla forze dell’ordine.

Da qui, la presa di posizione di Polis Aperta che qualche anno fa, tra l’altro, partecipò al corteo: “Ci è stato chiesto di non presentarci con i loghi e lo striscione dell’associazione, ma di partecipare in modo anonimo, quasi dovessimo nascondere chi siamo. Attraverso i social sono state scritte parole pesanti come pietre, che ancora prima di colpire l’associazione in sé, feriscono le persone che ne fanno parte. Persone, che pur avendo scelto un lavoro, dove non sempre la comunità Lgbtq è stata accolta a braccia aperte, hanno deciso di uscire allo scoperto per abbattere diffidenza e pregiudizi”.

E nel rivendicare la mobilitazione e l’impegno per il riconoscimento dei diritti civili, dalla legge Cirinnà al ddl Zan fino all’omogenitorialità, l’organizzazione delle forze dell’ordine Lgbtq non molla. Gli organizzatori del Pride restano fedeli alla linea, ricordando che “bandiere e simboli politici o di organizzazioni sindacali e di categoria sono sempre state vietate durante la manifestazione”. Ma sui social iniziano i primi distinguo. E pur ammettendo il “complesso rapporto con le forze dell’ordine”, c’è chi non disdegna la possibilità di trovare alleati tra le divise. Insomma, c’è confusione sotto il cielo arcobaleno.

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