Boeri tra immigrati e conti…

‘Senza immigrati i conti dell’Inps peggiorerebbero. Gli immigrati di fatto impediscono che la popolazione italiana sparisca in futuro’, intervenendo alla presentazione del settimo Rapporto annuale sull’economia della migrazione, il presidente dell’Inps Tito Boeri è tornato a ribadire un suo cavallo di battaglia: l’Italia ha bisogno di più immigrati regolari.

Boeri ha ricordato che l’Istat prevede un calo della popolazione italiana da qui al 2070 pari a sei milioni di persone, con un forte calo già nei prossimi 20 anni: 3 milioni e mezzo di persone in meno da qui al 2040.

 L’evoluzione si spiega da una parte con il calo della natalità,  il tasso di fecondità italiano è tra i più bassi nell‘area Ocse,  ma ci sarà anche un calo dell’immigrazione. Se guardiamo al di là degli effetti transitori del fenomeno dei rifugiati, abbiamo assistito a un calo dei flussi di immigrazione economica e la proiezione nel futuro ci porta a una riduzione del contributo positivo che gli immigrati danno alla crescita della popolazione italiana.

Per il presidente dell’Inps gli immigrati sono coloro che impediscono che la popolazione italiana cali in misura ancora più forte. Nel 2015 la popolazione italiana sarebbe calata di 300mila unità se non ci fossero stati i flussi di immigrati: come se Pordenone fosse sparita nell’arco di un anno. Le implicazioni delle nuovo proiezioni dell’Istat sono un reddito nazionale più basso e per quello che interessa di più l’Istituto che io dirigo un peggioramento sostanziale dei conti previdenziali.

 In realtà un lavoratore in nero su tre è clandestino, come emerge dai dati delle ispezioni di vigilanza Inps nel periodo 2013-2015.

Boeri è tornato sul tema dopo che il 19 luglio presso la Commissione Esteri alla Camera aveva rivelato che le pensioni pagate all’estero dall’Istituto di Previdenza nel complesso, sono state nel 2016, su 160 Paesi, oltre 373 mila per un valore poco superiore a 1 miliardo di euro.

 Il Presidente dell’Inps ha sottolineato che gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps.
Poco tempo  fa Boeri aveva sottolineato come la chiusura delle frontiere rischiasse di ‘distruggere’ il sistema di protezione sociale, creando un buco da 38 miliardi. Una cifra che deriva da una simulazione effettuata, da cui emerge che verrebbero meno 73 miliardi di entrate contributive e 35 miliardi di prestazioni a favore di immigrati.

Il numero uno dell’istituto di previdenza aveva già  spiegato come ci sia sempre più bisogno di immigrati: ‘Proprio mentre aumenta tra la popolazione autoctona la percezione di un numero eccessivo di immigrati, abbiamo sempre più bisogno di migranti che contribuiscano al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale. Il nostro Paese ha chiuso molti canali di ingresso regolare nel mercato del lavoro, mentre sta attraendo un crescente numero di rifugiati ed immigrati irregolari, anche se è proprio l’immigrazione regolare che contribuisce a finanziare il nostro sistema pensionistico. In particolare aiuta il fatto che gli immigrati che arrivano sono giovani, lontani dall’età della pensione, con l’80% dei nuovi permessi di soggiorno che è concesso a stranieri con meno di 35 anni. La quota degli under 25 che cominciano a contribuire all’Inps come dipendenti, poi, è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015. Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci hanno regalato circa un punto di PIL di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni’.

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