Bimba morta di malaria, si indaga per omicidio colposo

Omicidio colposo a carico di ignoti. Il procuratore capo di Trento Marco Gallina si accinge ad aprire un fascicolo che punta a chiarire, nel limite del possibile, se vi siano state responsabilità penali nella morte della piccola Sofia Zago.

Le indagini sono state affidate al Nas, il Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri, dai quali ieri Gallina ha ricevuto già gran parte della documentazione acquisita. Altri documenti sono attesi dalla Procura di Brescia, che ha aperto un secondo fascicolo, e dall’ospedale di Portogruaro, dove la bimba era stata ricoverata per un esordio diabetico il 13 agosto (per tre giorni) prima di essere trasferita in Pediatria a Trento. Un’indagine che si preannuncia in salita per gli investigatori e in Procura non lo nascondono.

 Le incognite sono numerose e non è detto che si possano trovare risposte esaustive, oltre che rilevanti sotto il profilo penale. Anche se fosse avvenuto un ipotetico contagio diretto fra i bambini (tramite il sangue) oppure tramite l’utilizzo di strumenti non sterilizzati e non monodose – tutte circostanze smentite ieri dall’Azienda sanitaria ed effettivamente molto remote anche dal punto di vista probabilistico – trovarne le prove ora, a distanza di più di due settimane (ma lo stesso si potrebbe dire in caso di tempistiche molto più ridotte) sarebbe di fatto impossibile. Nella giornata di lunedì il pm di turno era stato contattato verbalmente dall’Apss, ma ora l’indagine è condotta personalmente da Gallina. Domani dovrebbe essere compiuta l’autopsia.

Dal canto suo l’ospedale Santa Chiara di Trento ha fatto sapere che hanno dato esito negativo i controlli effettuati ieri e oggi attraverso apposite trappole sistemate per verificare l’eventuale presenza di zanzare anofele, vettori della malaria. A dirlo all’AdnKronos Salute è Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari della Provincia di Trento.

Le trappole, spiega,  sono risultate negative per la presenza di questi insetti, generalmente assenti in Italia, per quanto riguarda la giornata di ieri, ma non si può escludere che ce ne fossero nei giorni in cui la bambina si trovava ricoverata in ospedale, quando c’erano anche i due piccoli affetti da malaria, poi guariti. Non abbiamo a oggi nessuna evidenza di contatto con loro, per cui gli esperti dicono che prenderebbe più piede l’ipotesi della ‘zanzara nella valigia’, proprio dei piccoli pazienti del Burkina Faso.

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