Berlusconi: “Per sviluppo non ci sono i soldi”

I soldi per il decreto sviluppo “non ci sono, dobbiamo inventarci qualcosa”, ha annunciato Silvio Berlusconi, facendo sapere che sulla questione “è in corso una riflessione”. Il premier, Silvio Berlusconi, conversando con i giornalisti alla Camera aggiunge che il decreto sarà varato quando il testo sarà “convincente, ma non ho particolare fretta”. Per fare cassa presto e subito si pensa sempre ad una patrimoniale e al condono. Il presidente del consiglio si dice contrario ma non chiude completamente la porta alla patrimoniale. “Sono contrario ma non mi sento in questo momento di esprimermi su altre opinioni della maggioranza”.

“Il provvedimento sarà varato – ha spiegato il Cavaliere – quando il testo sarà convincente, non c’é nessuna fretta. Alle 19 ci sarà una riunione con tecnici e ministri che andrà avanti fino a notte fonda. Conto sul varo del decreto appena sarà convincente e cioè quando ci sarà un provvedimento che sia di stimolo a sviluppo e crescita”. Berlusconi, nel parlare della successione di Draghi alla Banca d’Italia, assicura che i tempi saranno brevi e spiega che “la decisione non è stata presa perché ci sono ancora dei problemi da risolvere. Ne stiamo parlando e arriveremo ad una decisione che sarà presa nel solco dell’equilibrio e del consenso”. Ma in queste ore prende sempre più quota il nome di Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Bce. E il Cavaliere conferma che l’economista “è una personalità nel novero dei candidati”. Ma subito c’è lo stop di Bossi. “Preferiamo Grlli, dopo tanti romani mettiamo un milanese”, dice il Senatur.

Berlusconi apre alla riforma della legge elettorale anche se “non è una priorità, non è il problema principale, ma credo che si possa cambiare prima di arrivare al referendum”. “La legge –spiega il premier –  è stata definita male da Calderoli perché per quanto riguarda il premio di maggioranza questo ci fu imposto dal presidente della Repubblica di allora. Se i cittadini vogliono che si rimettano le preferenze per la scelta dei candidati non abbiamo nulla in contrario”. Dunque il premier vorrebbe varare una nuova legge elettorale ed evitare il referendum.

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