Benvenuti a Tristezza-land, parco giochi firmato Banksy

Ha aperto  i battenti l’anti-parco divertimenti per eccellenza: ‘Dismaland’, una provocatoria reinterpretazione della zuccherosa Disneyland a cura del re della satira artistica, l’anarchico Banksy. Lo street artist nato a Bristol, la cui vera identità è ancora avvolta nel mistero nonostante le sue opere vadano ormai a ruba per centinaia di migliaia di sterline, è un po’ il grillo parlante del 21esimo secolo. I suoi graffiti, disseminati per il mondo, capaci di decuplicare il valore dell’edificio su cui sono affrescati, contengono sempre un messaggio fortemente politico e l’artista viene visto come un po’ la voce della coscienza collettiva, che non risparmia nessuno. Questo suo parco anti-divertimento ( ‘dismal’ significa tetro) non potrebbe essere più agli antipodi dalla sdolcinata cultura disneyana. A partire dalle avvertenze, scritte sul sito del parco dallo stesso Banksy: ‘Contiene superfici dissestate, ampio uso di luci stroboscopiche, immagini non adatte ai bambini piccoli, parolacce’. Nel parco, eretto in pochi giorni sul derelitto lido di Weston Super Mare,  piccola cittadina a ovest di Bristol, a circa 3 ore da Londra, Banksy ha pensato a tutto: c’è un fatiscente castello di Cenerentola “interattivo” con il tradizionale laghetto  pieno di finti barconi di migranti. Gli autoscontri hanno il tema della morte, c’è un mezzo blindato,  usato negli scontri in Irlanda del Nord,  con tanto di scivolo al centro dell’area giochi per bambini e il mini-golf è stato ribattezzato  ‘Mini gulf’, a tema “califfato petrolifero”.  Quest’opera non poteva che portare la firma proprio di Banksy, che ne ha realizzate dieci in tutto per questo progetto unico nella sua carriera. Il personale è tutto volutamente irritabile e scontroso , si vendono palloncini con la scritta ‘sono un imbecille’, e all’ingresso c’è pure un finto controllo di sicurezza in stile aeroporto.  Dismaland resterà aperto 6 settimane. Cuore del parco, tre gallerie d’arte, piene zeppe di opere inedite dei più grandi artisti contemporanei, 58 chiamati da tutto il mondo: israeliani, palestinesi, siriani, finlandesi.  Questa non è la prima volta che Banksy prende di mira Disneyland: nel 2006 piazzò nei giardini del parco californiano un manichino di un prigioniero di Guantanamo Bay  con tuta arancione, cappuccio e caviglie incatenate; il parco dovette chiudere per ore.

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