Beirut: almeno 78 morti e 4mila feriti. Le autorità: ‘Aria tossica, chi può lasci la città’

Decine di persone sono morte a causa di due forti esplosioni avvenute nel porto di Beirut, capitale del Libano. Il ministro della Sanità libanese, Hassan Hamad, ha dichiarato la morte di almeno 70 persone. I feriti, secondo le prime stime, sono quasi 4mila. Lo stesso Ministero ha inoltre chiesto a tutti i medici e il personale sanitario di raggiungere gli ospedali della capitale per soccorrere i feriti.

La causa delle esplosioni non è chiara, mentre il Paese attraversa una grave crisi economica e sono in corso tensioni tra Israele e il gruppo sciita Hezbollah. Secondo quanto riferito da una infermiera alla Cnn, circa 400 persone sono state trasportate in ospedale dopo la potente esplosione. La donna presta servizio al pronto soccorso dell’Hotel Dieu Hospital della capitale libanese.

Il primo scoppio, di cui non si conoscono ancora le cause, è avvenuto in un magazzino di fuochi d’artificio seguito da una seconda più potente esplosione in un magazzino poco lontano. All’interno c’erano, da quanto ha riferito il ministero dell’Interno libanese, materiali “altamente esplosivi” posti sotto sequestro.

Un militare italiano del contingente ha riportato lievi ferite a un braccio.

Fonti della sicurezza ritengono che l’esplosione al porto di Beirut sia scaturita da “un carico di nitrato di sodio” sequestrato un anno fa e tenuto in un magazzino. Il nitrato di sodio, anche chiamato nitro del Cile, perché estratto in quel Paese a partire dal XIX sec., viene usato in composti esplosivi. Un fotografo di AP vicino al porto ha visto persone ferite a terra e danni significativi ai palazzi.

Secondo  la corrispondente del quotidiano emiratino The National, Joyce Karam, una delle due deflagrazioni avrebbe avuto luogo nelle vicinanze della residenza dell’ex primo ministro Sa’ad Hariri. La giornalista sottolinea che è atteso per questa settimana il verdetto del Tribunale speciale per il Libano istituito dalle Nazioni Unite per far luce sull’omicidio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, il padre di Sa’ad, ucciso in un attentato il 14 febbraio del 2005. Secondo i media locali, le autorità non hanno ancora elementi sufficienti per determinare le cause delle due esplosioni, avvenuta l’una a distanza di 15 minuti circa dall’altra.

Israele “non è coinvolto” nell’esplosione avvenuta a Beirut. Il premier libanese Hassan Diab ha dichiarato per oggi una giornata di lutto nazionale dopo le esplosioni avvenute  nel porto di Beirut.  Secondo l’emittente “Al Arabiya”, tra i feriti vi sarebbero anche la figlia e la moglie del primo ministro, Hassan Diab, e di alcuni suoi consiglieri. Le esplosioni avrebbero danneggiato anche il palazzo di Baabda, sede della presidenza della Repubblica. Il ministro della Salute, Hamad Hassan, ha predisposto l’accoglienza di tutti i feriti negli ospedali a spese del dicastero.

Il ministro della salute libanese Hamad Hasan consiglia a chiunque possa di andare via da Beirut, devastata ieri da due potenti esplosioni che hanno causato almeno 78 morti e 4.000 feriti. Hasan – citato dai media locali – afferma infatti che materiali pericolosi sprigionatisi nell’aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali.

Dirigenti militari Usa pensano che l’esplosione a Beirut sia stata un attacco, una bomba di qualche tipo: lo ha detto il presidente americano Donald Trump. “Ho incontrato i nostri generali e sembra che non sia un incidente industriale. Sembra, secondo loro, che sia un attentato, una bomba di qualche tipo”, ha spiegato Trump aggiungendo che gli Usa aiuteranno il Libano.

Il martoriato Libano torna a vivere i peggiori incubi della guerra civile e delle crisi sanguinose che hanno segnato i 30 anni passati dalla fine di quel conflitto. Un’esplosione di potenza inimmaginabile – secondo alcuni testimoni udita fino a Cipro, a distanza di 200 chilometri – ha portato la devastazione e seminato il panico in tutta Beirut e nei sobborghi. Il numero delle vittime potrebbe comunque aumentare, a giudicare anche dalle immagini diffuse dai social media e dalle televisioni che mostrano persone rimaste intrappolate sotto le macerie di edifici crollati. Un testimone che vive sulle colline a est della capitale, alcuni chilometri dal porto, ha detto  che lo spostamento d’aria è stato talmente potente da far saltare tutte le placche delle prese di corrente nella sua abitazione.

A provocare le esplosioni che oggi hanno devastato Beirut è stato un incendio in un deposito nel porto di Beirut dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave.

Ha detto il presidente Michel Aoun  che è “inaccettabile”,  che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio fossero tenute immagazzinate in condizioni non sicure. Un’inchiesta è in corso per appurare cosa abbia provocato l’esplosione.

Fonti riferiscono che nella zona di Mar Mikhael nell’alto edificio di Electricité du Liban, l’ente elettrico nazionale, sono rimasti intrappolati molti dipendenti e che si è lavorato a lungo per trarli in salvo. Sull’autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto semidistrutte, mentre la carreggiata è coperta di detriti. Anche all’aeroporto internazionale Rafic Hariri, distante alcuni chilometri, i danni all’aerostazione sono evidenti. Nel porto di Beirut sono ancorate anche alcune unità navali dell’Unifil, la forza di interposizione dell’Onu al confine tra Libano e Israele.

In serata fonti informate hanno detto  che squadre dei ‘caschi blu’ sono riuscite a raggiungere l’area dello scalo in elicottero e i membri degli equipaggi, che dovrebbero essere formati da marinai del Bangladesh, sono stati evacuati a Sidone. Fonti qualificate hanno detto invece che due militari italiani dell’Unifil sono rimasti feriti in modo non grave. Mentre in serata il presidente libanese Michel Aoun ha convocato una riunione d’emergenza del Supremo consiglio della Difesa presso il palazzo di Baabda, voci di ogni tipo si rincorrono sulle cause della deflagrazione. “I responsabili della catastrofe ne pagheranno il prezzo”, ha detto il primo ministro Hassan Diab in un discorso televisivo, senza tuttavia sbilanciarsi in alcuna ipotesi. Il capo delle forze di sicurezza nazionali, generale Abbas Ibrahim, ha detto all’origine del disastro vi è un incendio sviluppatosi in un deposito usato per custodire materiali altamente infiammabili sequestrati in passato.

Il premier libanese ha chiesto ai “Paesi amici” di aiutare il Libano. “Lancio un appello urgente a tutti i Paesi fratelli che amano il Libano a stare al suo fianco e ad aiutarci a guarire le nostre ferite profonde”, ha detto il premier.

“Le terribili immagini che arrivano da Beirut descrivono solo in parte il dolore che sta vivendo il popolo libanese. L’Italia farà tutto quel che le è possibile per sostenerlo. Con la Farnesina e il ministero della Difesa stiamo monitorando la situazione dei nostri connazionali”. Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“L’Italia è vicina agli amici libanesi in questo momento tragico. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite, a cui auguriamo una pronta guarigione”,  dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, secondo un tweet della Farnesina.

Israele ha offerto al governo libanese – attraverso intermediari internazionali – “aiuti umanitari e medici e immediata assistenza di emergenza”. L’iniziativa, a seguito dell’esplosione di oggi a Beirut, è del ministero degli affari esteri guidato da Gabi Ashkenazi e del ministero della difesa di Benny Gantz. Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha detto che Israele condivide “il dolore del popolo libanese e offre sinceramente il suo aiuto un questo momento difficile”.

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