Bce lancia il Qe, ma Fed e Atene frenano i mercati

“La Bce e le banche centrali nazionali dell’Eurosistema hanno iniziato gli acquisti nell’ambito del Public Sector Purchase Programme”. E’ quanto si legge in un tweet della Bce che ha così ufficializzato l’avvio del quantitative easing, il piano di acquisti di titoli di Stato. Francoforte ha acquistato titoli di Stato di Germania, Italia, Francia e Belgio. Mercati alla finestra dopo il lancio del Quantitative easing la cui partenza è stata ufficializzata con un tweet a metà mattina dalla Bce. L’operazione con la quale si inietterà una massiccia liquidità nell’Eurozona attraverso l’acquisto soprattutto di titoli di stato, continuerà a ritmo di 60 miliardi di euro al mese almeno fino alla fine di settembre 2016 o comunque fino a quando l’inflazione invertirà la rotta e si riavvicinerà all’obiettivo del 2%. Gli effetti si sono visti subito fin dall’annuncio della partenza nei giorni scorsi sui tassi di cambio con l’euro precipitato fino a quota 1,08 sul dollaro mentre le borse, al giro di boa di metà giornata, si confermano deboli. I timori per la Grecia con il delicatissimo appuntamento dell’Eurogruppo di oggi, insieme a quelli per un possibile rialzo dei tassi a giugno da parte della Federal reserve sembrano prevalere sull’ottimismo per il Qe.  Nel processo di Qe, avviato stamane proprio con l’acquisto di titoli di stato tedeschi vi rientreranno gli Abs e le obbligazioni garantite, e un 12% sarà in titoli di istituzioni europee, ma il grosso è costituito da titoli di debito pubblico, e rigorosamente sul solo mercato secondario per non violare il divieto di finanziamento monetario. Sarà possibile acquistare anche bond sovrani con rendimento negativo, ma non al di sotto del tasso Bce sui depositi che al momento è pari a -0,20%. Da quello che qualcuno ha definito come un gigantesco bancomat per gli stati europei ci si aspettano numerosi effetti positivi sull’economia reale, oltre ad un ritorno dell’inflazione: un miglioramento del credito alle imprese, una maggiore disponibilità nell’erogare i mutui e tassi inferiori, più export grazie ad un euro più debole.

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