Bankitalia: “Rialzi spread non giustificati, livello corretto 200 punti base”

 

Il forte incremento dello spread, non troverebbe una giustificazione plausibile. Questo perché le dinamiche macroeconomiche e fiscali che contraddistinguono l’Italia, non giustificano il forte incremento dello spread registrato a partire dall’estate 2011 che, sulla base dei relativi dati, dovrebbe collocarsi a quota 200 punti. E’ il risultato di uno studio  elaborato da Bankitalia, ovvero il numero 128 della collana “Questioni di Economia e Finanza”, intitolato ‘Recent estimates of sovereign risk premia for euro-area countries’ (Stime recenti dei premi per il rischio sovrano di alcuni paesi dell’area dell’euro) e firmato da Antonio Di Cesare, Giuseppe Grande, Michele Manna e Marco Taboga.

Nella ricerca che tende a chiarire se “l’elevato livello del premio per il rischio attualmente richiesto dagli investitori trovi giustificazione negli andamenti macroeconomici e fiscali dei singoli paesi dell’area”, non spiegherebbe l’ incremento dei premi per il rischio occorso in alcuni paesi, tra cui l’Italia. I principali modelli utilizzati come parametro in questi casi, stabiliscono che il premio per il rischio sulla scadenza dei dieci anni, misurato dal differenziale di rendimento fra il Btp decennale e il corrispondente Bund tedesco (il cosiddetto ‘spread’), dovrebbe collocarsi su valori dell’ordine dei 200 punti base (contro un livello di circa 450 punti base nella media di giugno del 2012).

Si registrano così ampie differenze tra gli spread stimati e quelli correnti si riscontrano anche per scadenze più brevi (180 punti base contro 410 sulla scadenza a due anni e 270 punti base contro 490 su quella a cinque anni). “Una parte significativa dello spread, sottolineano i tecnici di Bankitalia, è spiegata dal forte calo del rendimento del Bund tedesco, che ha beneficiato di ingenti flussi di acquisti legati alla ricerca di attività  ritenute più sicure da parte degli investitori”. Stando a quanto rilevato dallo studio, inoltre,  “l’andamento dello spread è in larga parte riconducibile a fenomeni di contagio non legati alle condizioni di fondo del paese. La ricerca sottolinea inoltre che  l’allargamento del differenziale avrebbe quindi riflesso, in particolare, l’emergere tra gli investitori di timori sulla solidità dell’Unione Monetaria.   L’affiorare della percezione di un rischio di reversibilità dell’euro, conclude Bankitalia, contribuisce inoltre a spiegare l’incremento dei tassi d’interesse nei paesi più esposti alle tensioni e il sensibile calo dei tassi nei paesi considerati più solidi.

 

Piazza Affari chiude in calo, -0,29%. Spread sotto i 430 punti base. Seduta incerta per Piazza Affari, in linea con il nervosismo che oggi ha regnato sui listini europei in attesa della cruciale riunione della Bce di giovedì e appesantiti dalla diffusione dei dati sull’Ism manifatturiero, l’indice che misura l’andamento dell’industria statunitense, sceso ai minimi da oltre tre anni. A Milano il Ftse Mib ha chiuso in ribasso dello 0,29% a 15.222 punti, mentre si sono ulteriormente allentate le tensioni sui nostri titoli di Stato, con lo spread tra Btp e Bund decennali che è sceso sotto i 430 punti base.

Chiusura in  rosso anche per  le altre borse europee.  A Londra ad esempio l’indice Ftse-100 cede l’1,50% a 5.672,01 punti.

Francoforte perde al termine delle contrattazioni l’ 1,17%

In controtendenza solo Madrid. L’indice Ibex sale dello 0,73% a 7.488,20 punti.

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