Bancomat, calano le commissioni: cosa cambia per chi paga

Buone notizie per chi usa abitualmente il bancomat. L’Italia taglia le commissioni sul pagamento elettronico, in armonia con quanto accade già in altri Paesi europei. A stabilirlo è il consiglio dei ministri, che ha recepito una direttiva europea. Per i pagamenti con bancomat e prepagata, fino al dicembre 2020, la commissione interbancaria per ogni operazione di pagamento non potrà superare lo 0,2% del valore dell’operazione stessa.

 Discorso simile per le operazioni effettuate tramite carta di credito, che prevedono una commissione interbancaria non superiore allo 0,3% del valore dell’operazione stessa. Tra le misure previste dal regolamento spicca la riduzione della franchigia massima a carico degli utenti in caso di pagamenti non autorizzati, che passa da 150 a 50 euro. Confermato anche il divieto di surcharge, ossia il divieto di applicare un sovrapprezzo per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento.

 Per quanto riguarda invece le commissioni interbancarie per le operazioni nazionali tramite carte di pagamento, i prestatori di servizi di pagamento saranno tenuti ad applicare, per tutti i tipi di carte, commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore, così da promuovere l’utilizzo delle carte anche per cifre molto basse.

Per le operazioni nazionali effettuate tramite carta di debito, fino al dicembre 2020 i prestatori di servizi potranno applicare una commissione interbancaria non superiore all’equivalente dello 0,2% calcolato sul valore medio annuo di tutte le operazioni nazionali tramite carta di debito all’interno di ciascuno schema di carta di pagamento.

 Le associazioni di commercianti, come Confcommercio, plaudono la decisione del Governo anche se,  precisa Confcommercio in una nota, si tratta delle commissioni interbancarie e non di quelle a carico delle imprese. Non vorremmo, però, che il Governo usi questo stesso provvedimento per introdurre anche le sanzioni per le imprese che non accettano pagamenti elettronici”, aggiunge Confcommercio, ribadendo che se l’obiettivo è quello di diffondere sempre di più l’uso di questi strumenti di pagamento, la via non è certo quella di prevedere misure ingiuste e penalizzanti. Occorre intervenire sulla riduzione delle commissioni applicate dalle banche alle imprese che restano ancora troppo elevate e che, nel caso di pagamenti di piccoli importi e per alcuni settori in particolare, come distributori di carburante, tabaccai, giornalai, assorbono molto spesso i margini di profitto degli imprenditori.

In Italia, ricorda l’associazione, il numero dei Pos installati è di 2,2 milioni, rispetto a 1,5 milioni in Francia e a 1,2 milioni in Germania, con un incremento di circa il 60% negli ultimi cinque anni. Inoltre, nel nostro Paese le transazioni effettuate complessivamente annualmente con carte di credito, di debito e prepagate sono passate da circa 1 miliardo e 700 mila del 2011 a oltre 3 miliardi del 2016, con un incremento di quasi l’80%. E’, quindi, evidente, conclude Confcommercio, che su questo argomento sia necessario superare i luoghi comuni e le facili strumentalizzazioni.

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