Banche venete, cosa accade ai correntisti

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge con le misure per facilitare la liquidazione e il salvataggio delle banche venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Bankitalia ha nominato gli organi liquidatori dei due istituti.

Organi liquidatori che hanno provveduto alla cessione di attività e passività aziendali a Intesa Sanpaolo che è subentrata nei rapporti delle cedenti con la clientela senza soluzione di continuità, comunica la Banca d’Italia.

 I depositi, ha sottolineato ieri la Commissione europea, approvando le misure definite in linea con le regole Ue sugli aiuti di Stato, restano ‘totalmente protetti’. Vediamo cosa accade a questo punto, capitolo per capitolo.

FILIALI E SPORTELLI – ‘I clienti non subiscono alcuna conseguenza da questo passaggio: gli uffici e gli sportelli delle Banche saranno regolarmente aperti e pienamente funzionanti; tutte le operazioni bancarie potranno essere effettuate senza variazioni, ma sotto la responsabilità di Intesa Sanpaoloì, comunica Bankitalia.

Il contratto siglato da Intesa Sanpaolo che riguarda le due banche venete prevede, tra i diversi punti, la chiusura di circa 600 filiali e l’applicazione del fondo di solidarietà in relazione all’uscita, su base volontaria, di circa 3.900 persone del gruppo risultante dall’acquisizione, nonché misure a salvaguardia dei posti di lavoro (mobilità territoriale e formazione per la riqualificazione delle persone).

RISPARMIATORI – L’intervento sulle due venete, prosegue Bankitalia, assicura la tutela di tutti i risparmiatori e dei creditori senior. Il decreto approvato dal Cdm prevede inoltre misure di ristoro per titolari di strumenti finanziari subordinati retail.

Intesa Sanpaolo comunica che, a titolo di ristoro per i piccoli risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate emesse dalle due banche, l’istituto guidato da Carlo Messina stanzierà complessivamente 60 milioni di euro, che includono un importo come proprio intervento in aggiunta alla quota parte prevista del contributo del sistema bancario.

CONTI CORRENTI – La soluzione della liquidazione mette quindi al riparo i risparmiatori, indipendentemente se abbiano nei conti correnti depositi superiori o inferiori ai 100mila euro.

La liquidazione, infatti, non ha attivato il cosiddetto bail-in con il quale, invece, i depositanti con più di 100mila euro sarebbero stati chiamati a condividere l’onere del salvataggio.

AZIONI E OBBLIGAZIONI – Poche ore dopo il via libera al decreto, la commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha sottolineato che azionisti e obbligazionisti junior hanno contribuito in pieno, riducendo i costi per lo Stato italiano, mentre i depositi restano pienamente protetti.

Tradotto: contribuiscono a coprire i costi della liquidazione delle banche le azioni e le obbligazioni subordinate (junior); è il cosiddetto ‘burden sharing’. Non devono contribuire invece le obbligazioni ordinarie (senior) né i correntisti, che restano pienamente protetti. Questi obbligazionisti ordinari saranno quindi rimborsati alla scadenza naturale.

CREDITORI SUBORDINATI – Infine, nel comunicato emesso al termine della riunione del Consiglio dei ministri di domenica, viene ricordato che, per i creditori subordinati delle banche che siano investitori al dettaglio, è previsto un meccanismo di ristoro analogo a quello previsto dal decreto legge n. 59 del 2016. Come in quel caso, le prestazioni sono a carico del ‘Fondo interbancario di tutela dei depositanti’.

Le disposizioni in materia fiscale – si legge – sono volte a rendere fiscalmente neutre le operazioni di cessione e gli interventi pubblici che le possono accompagnare. Esse sono volte, inoltre, a consentire il trasferimento dei crediti per le imposte differite delle banche in liquidazione al cessionario dell’azienda bancaria.

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