Banche e Renzi: ‘Correntisti tranquilli. Il problema sono i derivati Ue’

Uno dei punti critici italiani, la montagna delle sofferenze dove le nette, secondo l’ultimo report Abi, sono salite ad aprile a 84 miliardi,  è in via di risoluzione, assicura il premier rivendicando le misure prese dal governo per accelerare il recupero crediti e ricordando le iniziative private e di mercato messe in campo. Il richiamo implicito è alla nascita del fondo Atlante, che finora si è occupato però solo di non far fallire gli aumenti di capitale di Popolare Vicenza e Veneto Banca.  Un suo rafforzamento o uno ‘sdoppiamento’ per creare un veicolo ad hoc per gli Npl (si parla comunque della necessità di reperire almeno 3-5 miliardi) è al centro delle riflessioni di queste ore, alla ricerca delle soluzioni più adatte a minimizzare l’incertezza che ha penalizzato soprattutto i titoli bancari italiani nella prima settimana post Brexit.  Il problema principale per le banche italiane, come dicevamo, è rappresentato dai Npl (Non performing loans), i crediti deteriorati, ovvero attività che non sono più in grado di ripagare capitale e interessi dovuti al creditore. Questi crediti non esigibili pesano come un macigno nel ventre delle nostre banche mettendone a repentaglio la stabilità. In Europa l’Italia risulta il primo paese per quantità di Npl. Mps è la banca più esposta di tutte. Il governo italiano è alle prese con una dura trattativa con la Commissione europea per salvare l’istituto senese, che con una percentuale di Npl lordi pari al 34,8% (47 miliardi su 136,3) si colloca in cima alla classifica delle banche con più sofferenze. ‘I correntisti devono stare tranquilli perché non avranno alcun problema’, dice Renzi  nel giorno in cui Mps riprende fiato in Borsa. Il premier  ribadisce che il governo auspica soluzioni di mercato per l’istituto senese, torna a rassicurare i risparmiatori e chiarisce che non è certo l’Italia il cuore del problema del sistema bancario europeo. Perché  c’è il pesante stock di crediti deteriorati che zavorra i bilanci degli istituti,  ma rappresentano una goccia nel mare di titoli derivati in pancia ad altre banche europee  che invece sono il vero punto debole dell’eurosistema. A questo dovrebbe pensare l’Europa,  secondo il presidente del Consiglio, che si dice certo che vigilanza e Commissione saranno attentissimi ai problemi del credito europeo, perché se gli Npl italiani valgono uno, valgono cento i derivati di altre banche ed è  certo  che le autorità europee dedicheranno la loro attenzione e tutto il loro impegno in questa direzione. Cassa depositi e prestiti sarebbe un’altra delle carte che il governo sta studiando come giocare, non solo in vista di una nuova iniezione di risorse in Atlante (o nella sua ipotetica nuova ‘costola’ che potrebbe essere denominata Giasone) ma anche per puntellare nuovi aumenti di capitale che dovessero rendersi necessari.  Per sostenere le ricapitalizzazioni, vanno ripetendo anche al Tesoro, quello a cui si starebbe lavorando sarebbe appunto una soluzione di mercato, con soggetti e risorse private. Certo, parallelamente si valuta anche la strada dell’intervento pubblico, se dovesse essere necessario, ma si sta solo ragionando, minimizzano a via XX settembre, e al momento non è nemmeno certo che si debba arrivare a dover presentare uno schema di intervento da sottoporre al via libera europeo. Peraltro, il clima che si respira a Bruxelles non sarebbe dei più favorevoli. La ‘deroga alla deroga’ cui punterebbe l’Italia, ovvero non coinvolgere gli investitori, nemmeno quelli istituzionali in un eventuale ricapitalizzazione pubblica,  non è mai stata attivata, nemmeno nell’estate drammatica del rischio ‘Grexit’. E la Brexit, secondo le interpretazioni dei tecnici, non sarebbe ragione sufficiente per evocare il rischio di instabilità finanziaria o di effetto sproporzionato scritto nelle regole Ue. Durante la riunione del Consiglio direttivo della Bce del 2 giugno e’ stato chiesto che il problema dell’esposizione bancaria su Npl, i prestiti deteriorati, venisse risolta in modo comprensivo e a tutti i livelli cosi’ da evitare un’ulteriore frammentazione dei sistemi finanziari dell’area dell’euro. E’ quanto si legge nel protocollo della riunione diffuso oggi  dalla Bce. Allo stesso tempo, si continua, in sede di Consiglio e’ stato anche sottolineato come il processo di risanamento dei bilanci bancari fosse faticoso e richiedesse un’attenta gestione anche alla luce delle esigenze di stabilita’ finanziaria.

Cocis

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