Autostrade, Di Maio: “Revoca procede, nazionalizzazione scelta obbligata”

“La revoca della concessione ad Autostrade procede ottimamente, ci sta lavorando il presidente Conte che è un eccellente avvocato. Certo, mi aspetto che ci facciano causa: cosa puoi aspettarti da persone che come prima dichiarazione sulla tragedia di Genova hanno negato di avere colpe?”. Lo ha detto Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, in un’intervista al Fatto quotidiano. “Ci sono tutti i presupposti per la revoca, poi realizzeremo la nazionalizzazione”, assicura il capo politico del Movimento 5 stelle, “pensiamo a un nuovo soggetto ad hoc che gestisca quelle strade. Bisogna scegliere tra un modello statale o un altro composto da più soggetti regionali. Ci stiamo lavorando”. La nazionalizzazione “non è una religione: per altri settori valuteremo”, spiega Di Maio, “in questo caso era una scelta obbligata: non potevamo riaffidarci a uno dei tre soggetti privati, Toto, Gavio o Benetton, perché avrebbe prevalso ancora la logica del profitto”.

Gli ribatte lex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani intervistato da La Repubblica: “In quel centrosinistra di cui straparlano si e’ privatizzato liberalizzando e in tanti casi si e’ mantenuto un sostanziale controllo pubblico. Prima di affermare certe cose, Toninelli farebbe bene ad andare a vedere chi e’ l’unico ad aver rimesso mano davvero ad una concessione, e come l’ha fatto. Nella Finanziaria del 2001 – sottolinea Bersani – ho inserito una norma che cancellava le concessioni per le tratte in fase finale dell’Alta velocita’ ferroviaria e introduceva le procedure pubbliche di gara mettendo in subbuglio tutto il sistema delle costruzioni. Quando si parla di centrosinistra ci si ricordi di questo. Cosi’ siamo riusciti a risparmiare il 30% del costo delle opere. Ma poi il governo successivo, quello guidato da Berlusconi e del quale faceva parte anche la Lega, ripristino’ le concessioni”.

“In quelle stagioni – aggiunge l’ex ministro prima dell’industria e poi dei trasporti – siamo stati condizionati da fattori pesanti. C’era un debito pubblico gigantesco e il pressing dell’allora Commissario Ue alla concorrenza Van Miert. Insomma, il percorso che ci ha portato nella moneta unica ci costringeva alle privatizzazioni. Ma io mi sono mantenuto sempre fedele a due principi fondamentali: non si privatizza senza liberalizzare e le concessioni vanno evitate il piu’ possibile. Una cosa o e’ pubblica o e’ privata ma in un Paese, come il nostro, che ha una statualita’ molto carente, le concessioni tendano naturalmente a trasformare lo Stato stesso in spettatore. Dunque, riformerei il sistema rivedendo le concessioni, spacchettando e andando a gara per le funzioni in cui e’ possibile”. Per quanto riguarda piu’ in generale il giudizio sul nuovo governo, “dico solo che stanno usando i problemi invece di provare a risolverli. Stanno seminando per far crescere il consenso. Sulla questione dei migranti, ad esempio, sventolano buoni argomenti per suscitare cattivi sentimenti. Picchiare il pugno sul tavolo dell’Europa si puo’ fare, ma non ricattando a bordo di una nave delle povere donne violentate. De Gaulle boicotto’ le riunioni del consiglio dei Ministri della Cee lasciando la poltrona vuota”. Per quanto concerne la sinistra invece, “siamo davanti a una strada lunghissima e il primo passo da fare dovrebbe essere quello di un centrosinistra, di un Pd che riconosca di aver fatto degli errori e che dica chiaramente a quelli che non lo hanno votato che qualche buona ragione ce l’avevano. Con meno di questo, su quella strada non c’e’ neanche il primo passo”.

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