Autostrade, De Micheli: “Nessun esproprio proletario”

Nel pieno delle discussioni al governo sulla revoca delle concessioni autostradali, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli è intervenuta ai microfoni de il Corriere della Sera facendo il punto su quelle che sono le intenzioni del Mo5 e del Pd e di quelle che invece sono le resistenze di Italia Viva.

 Paola De Micheli al Corriere della Sera: “Vogliamo regole uguali per tutti” “Nessun esproprio proletario. Nessuna nazionalizzazione o vendetta. Vogliamo solo che le regole siano uguali per tutti. È così sbagliato in una democrazia liberale?“, ha specificato la ministra nella sua intervista al Corriere della Sera.

La De Micheli ha poi parlato della norma in questione che sta dividendo la maggioranza di governo e che ha spinto Aspi a correre ai ripari “C’è un intervento su due concessioni, la Ragusa-Catania e la Tirrenica. Passeranno ad Anas e saranno completate, come giusto in un Paese normale. Poi vengono modificate le modalità di indennizzo in caso di revoca per tutti i concessionari che non si trovano ancora in questa condizione. È una previsione di legge generale. Come si fa in uno stato liberale, parifichiamo le condizione di tutti i concessionari davanti alla legge”.

Paola De Micheli ha poi voluto specificare quelle che dovranno essere le condizioni necessarie per procedere alla revoca. “Ma con la nuova regola ai concessionari eventualmente revocati spetterà la cifra iscritta a bilancio degli investimenti non ammortizzati, oltre a quanto previsto dal codice degli appalti. Per procedere alla revoca ci deve essere un inadempimento grave. Una cosa che va dimostrata e condivisa”.

 Aspi sostiene invece che la risoluzione del contratto debba avvenire secondo le vecchie regole, e quindi il governo dovrebbe pagare 23 miliardi (poco più) di euro e non i sette previsti dalla nuova norma. “Questo è un modo per mettere in difficoltà il governo, per vedere se qualcuno in Parlamento vota contro. Non è una modalità di comportamento lineare. E dietro c’è un’idea sbagliata. Gli investimenti non ancora remunerati verranno riconosciuti, oltre come già detto quanto previsto dal codice degli appalti. La cosa grave della lettera è che il concessionario non riconosca il sacrosanto diritto di un governo alla luce di tutto quello che è accaduto di revisionare il modello concessorio ormai vecchio di oltre quindici anni. Credo che sia un diritto/dovere della politica aggiornare le norme e revisionare le concessioni per consentire più controlli, più trasparenza e più sicurezza sulle autostrade”.

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