Australia aumenta spese militari per crescita tensioni con Cina

L’Australia ha annunciato la revisione delle sue strategie difensive e un aumento delle spese militari, effetto della rinnovata tensione fra Cina e occidente e della pandemia di Covid-19 che, ha detto il premier Scott Morrison, “ci dara’ un mondo piu’ povero, piu’ pericoloso e piu’ disordinato”. Imponente, per una nazione di 25 milioni di abitanti, lo sforzo economico: nei prossimi dieci anni saranno spesi 270 miliardi di dollari australiani, pari a piu’ di 165 miliardi di euro, per nuove armi a lungo raggio, nuove piattaforme (come i droni) e strumenti per la cyber-guerra. “Dobbiamo affrontare la realta’: stiamo andando in una nuova era strategica, meno benigna”, ha detto Morrison in un discorso guardando alla fine dell’indiscussa egemonia Usa e alla crescita dell’aggressivita’ della Cina.

Il governo australiano si impegna a spendere almeno il due per cento del Pil per la Difesa, come aveva chiesto con forza il presidente Donald Trump fin dall’indomani della sua elezione, e programma di spendere circa il 40% in piu’ in sistemi d’arma rispetto alla programmazione del 2016. Il Paese aumentera’ il potenziale della capacita’ di attacco, anche con armi in grado di colpire a migliaia di chilometri di distanza come il missile anti-nave americano AGM-158C a lungo raggio. Altri investimenti sono previsti in piattaforme aggiornate come i droni, sara’ accelerata la ricerca su armi ipersoniche e a energia diretta come i laser. Un programma consistente, quello annunciato da Morrison, ma decisamente limitato se paragonato ai 178 miliardi di dollari che la Cina ha speso soltanto per quest’anno.

Scott Morrison ha detto che l’Australia rimane pronta a inviare truppe piu’ lontano “dove e’ nel nostro interesse nazionale farlo”, ha sottolineato che potrebbe venire a scapito della capacita’ del Paese di rispondere alle minacce da e nel ‘suo cortile’. Cardine strategico, la Forza di difesa australiana si concentrera’ sulla costruzione di “capacita’ di deterrenza piu’ forti” per aumentare il costo per ogni potenziale aggressore e si concentrera’ sulla regione circostante rispetto alle operazioni piu’ lontane, ha detto il premier. L’Australia manterra’ la politica di Morrison “Pacific Step-Up” – annunciata nel 2018 per ricostruire il supporto tra gli alleati regionali alla deriva verso Pechino – che ha visto il suo governo aumentare l’impegno diplomatico e offrire maggiore aiuto finanziario ai suoi vicini in via di sviluppo. “Vogliamo una regione dove tutti i Paesi, grandi e piccoli, possano impegnarsi liberamente l’uno con l’altro, guidati da regole e norme internazionali”, ha detto mercoledi’. Morrison ha detto che l’Australia aumentera’ in modo significativo gli investimenti nelle capacita’ spaziali di difesa – compresa una rete di satelliti per creare una rete di comunicazioni indipendente – definendola un “teatro completamente nuovo” per il Paese, che ha recentemente lanciato la propria agenzia spaziale. Ha anche indicato la sicurezza informatica come la chiave della strategia di difesa dell’Australia, un giorno dopo aver annunciato la “piu’ grande spinta mai avuta” nella spesa per la sicurezza informatica – un aumento di circa il 10% che porta il budget per il prossimo decennio a 15 miliardi di dollari australiani. Secondo il governo, l’Australia e’ stata presa di mira da un’ondata di cyber-attacchi sponsorizzati dallo stato, che si sospettano provenienti dalla Cina. Piu’ recentemente, l’Australia ha fatto infuriare Pechino chiedendo un’indagine sulle origini della pandemia di coronavirus. Canberra ha anche respinto quella che descrive come la “coercizione” economica della Cina, le campagne di influenza occulta e l’uso di societa’ tecnologiche come Huawei come strumento per raccolta di informazioni e leva geopolitica.

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