AstraZeneca, attacchi dagli Usa e dall’Ue: cosa è successo

AstraZeneca potrebbe aver fornito dati incompleti sul suo vaccino anti-Covid, ricavati da un test clinico su larga scala condotto negli Stati Uniti, in Cile e in Perù: lo ha reso noto l’Istituto nazionale statunitense per le allergie e le malattie contagiose (Niaid). La notizia è stata ripresa dall’immunologa Antonella Viola, sul suo profilo Facebook.

Stando ai dati forniti da AstraZeneca, il vaccino ha mostrato un 79% di efficacia nella prevenzione della malattia sintomatica, e una protezione totale nei confronti delle forme gravi o critiche, senza che si siano registrati rischi accresciuti di trombosi fra i pazienti.

I dubbi espressi dal Niaid arrivano nel momento in cui le autorità sanitarie statunitensi stanno valutando l’autorizzazione di emergenza del vaccino di AstraZeneca.

Una decisione in merito dovrebbe arrivare nelle prossime settimane: i Paesi europei, la scorsa settimana, avevano precauzionalmente sospeso la somministrazione del vaccino dopo alcuni eventi avversi trombotici registrati in una trentina di pazienti.

Successivamente, dopo il parere positivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), le vaccinazioni sono riprese regolarmente.

Sul tema è intervenuta l’immunologa Antonella Viola, che su Facebook ha scritto: “Ieri avevamo riportato il comunicato ufficiale di AstraZeneca sullo studio in Usa, Cile e Perù, sottolineando che però prima di trarre conclusioni bisognava vedere i dati. Oggi i dati non li abbiamo, ma arriva una nota molto preoccupante dai colleghi degli Usa che hanno valutato lo studio: sostengono che l’annuncio dell’azienda sia stato inopportuno e basato su dati non analizzati nel modo corretto”.

“E chiedono di rivedere i risultati con i dati giusti”, ha sottolineato l’immunologa dell’università di Padova, aggiungendo: “Un’altra pessima figura per questa azienda, che in termini di comunicazione le ha sbagliate davvero tutte”.

In risposta a quanto emerso negli Stati Uniti d’America, AstraZeneca ha subito annunciato che “entro 48 ore” fornirà agli USA altri dati sul su vaccino anti Covid.

Sul rischio trombosi è intervenuta la direttrice esecutiva dell’Ema, Emer Cooke, ripresa dall’agenzia Policy Europe: -“Esaminando casi generali, in seguito alle vaccinazioni con Astrazeneca, il rischio di trombi era risultato inferiore rispetto a quello che ci saremmo aspettati nella popolazione. Per questo motivo il nostro comitato d’esperti aveva concluso che non c’era un rischio specifico”.

“In seguito ad ulteriori indagini – ha aggiunto – abbiamo cominciato a vedere un numero limitato di casi di disordini, di trombi potenzialmente pericolosi, così abbiamo condotto analisi ulteriori. Sulla base dei casi presentati la settimana scorsa, e tenendo in considerazione relazioni cliniche e risultati di laboratorio, non possiamo escludere un collegamento tra il vaccino AstraZeneca e i casi di eventi tromboembolici“.

La Cooke ha dunque concluso dicendo che “porteremo avanti altre indagini per poter affrontare studi specifici di osservazione“.

Oltre agli Stati Uniti, accuse ad AstraZeneca anche dalla direttrice della direzione Salute della Commissione Europea, Sandra Gallina, nel corso di un’audizione in commissione Bilancio del Parlamento europeo. Il tema? La distribuzione delle dosi.

“Prenderemo tutte le iniziative necessarie per recuperare la situazione. È scandaloso, è un danno ampio alla reputazione. Qui c’è una società che ha stabilito un certo livello di produzione, era obbligata e invece adesso sta producendo solo in uno stabilimento sui 5 indicati sul contratto, questa azienda non si può difendere tanto facilmente”, ha detto.

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