Assenteismo: carabinieri documentano 300 episodi, 4 arresti nel Reggino

Quattro persone agli arresti domiciliari e altrettante sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. E’ questo l’esito di un’indagine svolta dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria su presunti casi d’assenteismo al comune di Rosarno (RC). Complessivamente sono stati accertati 300 episodi, il cui danno erariale e d’immagine sara’ successivamente oggetto di approfondimento da parte della Corte dei Conti. I militari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal Tribunale di Palmi – Sezione GIP, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 8 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di peculato, truffa e false attestazioni o certificazioni. Ad altri quattro indagati e’ stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

L’operazione e’ stata denominata denominata “Torno subito”, ed e’ l’esito di una complessa e attivita’ d’indagine condotta dalla Tenenza Carabinieri di Rosarno sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi, nel periodo compreso tra il mese di giugno 2017 ed il mese di luglio 2018. Le attivita’ investigative sono scaturite dall’intuizione di un militare, il quale aveva notato un impiegato del Comune di Rosarno, durante l’orario di lavoro, intento a consumare alcolici ed a giocare alle slot machine in un bar della limitrofa San Ferdinando. Alla luce di cio’, sono state avviate indagini attraverso il ricorso a servizi di pedinamento, osservazione e soprattutto riprese video, che hanno permesso di far luce sull’esistenza di una vera e propria prassi, diffusa tra alcuni impiegati del Comune di Rosarno, i quali spesso utilizzavano i mezzi di servizio comunali per scopi privati, appropriandosene per esigenze personali o per recarsi e trattenersi ne gli esercizi pubblici della zona. Gli assenteisti attestavano falsamente la propria presenza in servizio, omettendo di registrare, mediante l’apposito lettore marcatempo (cd “badge”), gli allontanamenti dalla sede di lavoro, per recarsi a fare la spesa, al cimitero, o, come nel caso di uno degli indagati, a prendere i figli a scuola, subito dopo aver timbrato il cartellino delle presenze. “Le condotte delineate – sottolineano gli inquireti – in ragione dell’esercizio di una funzione pubblica, risultano aggravate dall’aver commesso il fatto abusando dei poteri e con la violazione dei doveri del servizio, anche per coloro i quali avevano l’onere del controllo su altri dipendenti”.

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