Un grande punto interrogativo si pone all’orizzonte del Family Act e, in particolare, sull’assegno universale per i figli. Ed è un punto interrogativo tutt’altro che secondario: le tempistiche di attuazione dei vari provvedimenti licenziati qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri.

Inizialmente, infatti, era previsto che il solo assegno per i figli, scorporato dalle altre misure del “Family Act“, fosse approvato in tempi brevissimi dal Parlamento, seguendo così un iter differente e accorciato. Si sperava, infatti, che i nuovi assegni potessero essere già erogati a partire dall’inizio del prossimo anno ma, calendario alla mano, è un’ipotesi che perde sempre più consistenza. Come detto dallo stesso Premier Conte, il Governo ha optato per una delega da esercitare nell’arco di 12 mesi, facendo scivolare più in là nel tempo (addirittura a dopo l’estate) l’erogazione degli assegni.

L’accordo tra Italia Viva (che rivendica come un proprio risultato l’approvazione del Family Act da parte del CdM) e Partito Democratico prevede che l’iter di approvazione dell’assegno per i figli sia slegato da quello degli altri provvedimenti. In Parlamento, infatti, esiste già un disegno di legge ad hoc, presentato dal gruppo del Partito Democratico.

Per evitare sovrapposizioni e ritardi, dunque, la maggioranza approverà in tempi brevi questo disegno di legge, con il Governo che dovrà poi esercitare la sua delega ed emanare così un Decreto Legge omnicomprensivo. Ed è proprio su questi passaggi che si gioca la partita “dei tempi”. Anche se il Parlamento dovesse riuscire ad approvare la legge prima della chiusura estiva (tra luglio e agosto, dunque), l’Esecutivo avrebbe tempo fino all’estate del prossimo anno per trovare le coperture necessarie a garantire un assegno di 240 euro (limite massimo) per tutti i figli minorenni a carico.

Un’operazione piuttosto complessa, visti i tempi di magra che le casse dell’Erario stanno vivendo. Probabile che l’Esecutivo provi a chiedere un “anticipo di cassa” alla Commissione Europea, ma non è detto che i soldi del Recovery Fund vengano dati già nei prossimi mesi.

Ancora più lunghi, invece, i tempi per le altre misure del Family Act. La delega del Governo, in questo caso, è addirittura di 24 mesi ed è altamente probabile che le misure più costose (come l’integrazione di stipendio pagata dall’INPS o le detrazioni e deduzioni per le baby sitter assunte con contratto di lavoro subordinato) non arrivino prima della metà del 2022. Quelle che, invece, avranno costi più limitati, potranno godere magari di un iter legislativo abbreviato.