Re Carlo III e la regina Camilla hanno aperto una visita di quattro giorni negli Stati Uniti pensata per ricucire il rapporto tra Londra e Washington dopo settimane di frizioni sull’asse Casa Bianca-Downing Street. Il presidente americano Donald Trump ha bersagliato a più riprese il premier britannico Keir Starmer, attaccando la linea del Regno Unito sulla guerra in Iran e bollandola come «terribile», con uscite dirette anche contro la persona dello stesso primo ministro. Il viaggio di Stato cade nel pieno delle celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana e punta a sfruttare il soft power della monarchia britannica per riaprire un canale bilaterale. Lo stesso inquilino della Casa Bianca ha riconosciuto la portata dell’iniziativa: «Assolutamente. È fantastico… la visita sarà sicuramente positiva».
Stretta di mano Trump-Carlo: il video diventato virale sui social
In un video si vede il presidente americano tentare più volte la sua tipica stretta con ampi strattoni del braccio, mentre Carlo non gli concede il gioco. Il sovrano mantiene il braccio rigido e un controllo deciso a smorzare i tiri del presidente americano. Decisamente più sobrio lo scambio tra Melania Trump e la regina Camilla, che si sono salutate con un bacio stringendosi la mano.
Dopo la sparatoria al Washington Hill, è stato predisposto un imponente dispositivo di sicurezza per evitare rischi.
«Re Carlo verrà ed è una persona fantastica. Non vediamo l’ora», ha spiegato The Donald a Fox News, sottolineando che il suo interlocutore è «un rappresentante straordinario» e «coraggioso». Poi ha aggiunto: «Come sapete, ha un problema di salute ben noto e si è comportato in modo straordinario». Inoltre, ha tenuto a precisare il legame che li lega da molto tempo e la stima che nutre nei confronti del sovrano: «È un mio amico di lunga data. Quindi, verrà e ci divertiremo molto. E rappresenta la sua nazione come nessun altro sa fare».
Re Carlo da Trump per riallacciare i fili tra Usa e Regno Unito
Come ha scritto anche Buckingham Palace in una nota, la visita di Carlo e Camilla negli Usa «si svolgerà come previsto». Si sono verificati anche «colloqui su entrambe le sponde dell’Atlantico» nel corso della giornata di domenica per garantire la sicurezza della permanenza. Nel comunicato si sottolinea che «il Re e la Regina sono profondamente grati a tutti coloro che hanno lavorato rapidamente affinché ciò fosse possibile». Inoltre, il sovrano è stato «costantemente informato sugli sviluppi» e si è detto «fortemente sollevato» per l’incolumità del presidente Donald Trump e della first lady Melania Trump.
«Il vento tra Regno Unito e Stati Uniti è cambiato, si è fatto molto più burrascoso, e Re Carlo è consapevole che avrà l’arduo compito di tenere il timone ben saldo per non rischiare di intaccare ulteriormente i delicati rapporti tra Londra e Washington». Queste le parole di Robert Jobson, uno dei giornalisti più ferrati sulla famiglia reale, intervistato sull’incontro tra i due.
Jobson ha sottolineato che Carlo «si troverà a brindare con un leader che ha definito il primo ministro britannico codardo e che sembra pronto a riaprire ferite che Londra considerava chiuse dal 1982. Eppure, nonostante le provocazioni e il fatto che Keir Starmer sia stato escluso dalla lista degli ospiti, Carlo III non ha margine di manovra politica. Il Re conosce il suo lavoro. Sorriderà. Leggerà il discorso. Alzerà il calice. La diplomazia reale, in questo contesto, diventa un atto di resistenza stoica». Stavolta, i due coniugi reali dovranno affrontare un arduo compito perché, come ha sottolineato Jobson, «il vento è cambiato: il Re deve navigare queste acque turbolente senza compromettere la neutralità della Corona. Sarà la vera prova del fuoco del suo regno in un momento in cui la musica, tra i due Paesi, è decisamente cambiata».
«Più e più volte i nostri due Paesi hanno sempre trovato il modo di riavvicinarsi». È il passaggio, secondo fonti reali, destinato a pesare di più nel discorso che re Carlo III pronuncerà davanti al Congresso americano, a Washington, durante una visita di Stato che nasce per celebrare i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti ma arriva nel pieno di una frizione politica tra Londra e la Casa Bianca. «Un’opportunità — fa sapere Buckingham Palace — per riconoscere la storia condivisa delle nostre due nazioni».
Il sovrano e la regina Camilla sono atterrati lunedì alla Joint Base Andrews, nel Maryland, prima di essere accolti da Donald Trump e dalla first lady Melania alla Casa Bianca. Tè nella Green Room, visita agli alveari del South Lawn, garden party all’ambasciata britannica: il primo giorno ha avuto il tono controllato del soft power. Ma dietro le fotografie ufficiali si muove una partita più dura.
La visita era stata pianificata da tempo, prima che Stati Uniti e Israele lanciassero la guerra contro l’Iran a fine febbraio. Da allora, il rifiuto del governo britannico di partecipare all’offensiva ha irrigidito i rapporti con Washington. Trump ha attaccato più volte il primo ministro Keir Starmer, dicendo che «non è un Winston Churchill», e ha minacciato ritorsioni commerciali contro Londra, anche sul dossier della tassa sui servizi digitali.
A peggiorare il clima, riporta il New York Times, è stata una email interna del Pentagono, secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando misure punitive nei confronti di Gran Bretagna e Spagna per la loro posizione sul conflitto. In questo quadro, la monarchia viene usata dal governo britannico come strumento di stabilizzazione. Carlo non negozia accordi, ma può creare spazio politico dove la diplomazia ordinaria si è inceppata.
Il primo incontro ha confermato la familiarità cercata dal presidente. Trump ha appoggiato la mano sulla spalla e poi sul braccio del re mentre lo accompagnava verso l’ingresso della Casa Bianca, un gesto fuori dalle consuetudini più rigide del cerimoniale reale. Carlo è rimasto impassibile. Melania ha scelto un registro altrettanto caloroso, salutando Camilla con un doppio bacio. Piccoli strappi, ma gestiti senza attrito apparente.
Il Congresso come palcoscenico
Martedì Carlo parlerà davanti a una sessione congiunta del Congresso, evento raro per un monarca britannico: prima di lui lo fece sua madre Elisabetta II nel 1991. Il discorso, preparato su indicazione del governo, dovrebbe durare circa venti minuti e insistere su difesa, intelligence, commercio, tecnologia e valori democratici condivisi.
Il re ricorderà che i legami di sicurezza tra i due Paesi «non si misurano in anni ma in decenni» e dovrebbe evocare anche il tentato attentato contro Trump avvenuto sabato sera a Washington, episodio che aveva spinto Buckingham Palace a rivedere le misure operative senza modificare il programma.
Cerimonie e dossier aperti
Dopo il discorso al Congresso, il sovrano sarà ospite di Trump per un banchetto di Stato alla Casa Bianca. Mercoledì si sposterà a New York per commemorare le vittime dell’11 settembre in vista del venticinquesimo anniversario degli attacchi, visitare iniziative comunitarie e partecipare a un ricevimento per il King’s Trust. Giovedì tornerà nell’area di Washington per Arlington e una festa di quartiere in Virginia dedicata all’anniversario americano.
Resteranno sullo sfondo le proteste annunciate per le vittime di Jeffrey Epstein e l’ombra del rapporto tra Epstein e Andrew Mountbatten-Windsor. Ma il centro politico della visita è altrove: verificare se il capitale simbolico della Corona possa attenuare l’irritazione di Trump e preservare l’asse strategico tra Washington e Londra.
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