Armi ed elicotteri a Iran e Libia. 4 fermi, tra loro Annamaria Fontana

Quattro fermi con l’accusa di ‘traffico internazionale di armi’.  Tre italiani e un libico avrebbero introdotto, tra il 2011 e il 2015, in paesi soggetti ad embargo quali Iran e Libia, elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria in mancanza delle necessarie autorizzazioni ministeriali. Fra i fermati ci sono due italiani convertiti all’Islam e ‘radicalizzati’, una coppia di coniugi di San Giorgio a Cremano (Napoli): Mario Di Leva, convertito all’Islam con il nome di Jaafar, e Annamaria Fontana. Anche un loro figlio risulta indagato. L’indagine, coordinata dai pm Catello Maresca e Luigi Giordano, riguarda fra l’altro un traffico di armi destinate ad un gruppo dell’Isis attivo in Libia. Agli atti dell’inchiesta vi sarebbe anche una foto in cui la coppia è in compagnia dell’ex premier iraniano Ahmadinejad.

Annamaria Fontana, tra i destinatari dei provvedimenti di fermo disposti dalla Dda di Napoli, è un volto conosciuto a San Giorgio a Cremano. La sua passione politica era nota a tutti, così come la determinazione nel portare avanti scambi commerciali  e, prim’ancora, culturali, con i territori d’Oriente, in particolare con l’Iran. Sempre in prima linea ad organizzare iniziative volte a promuovere la cultura di quei territori che cercava di far percepire sempre meno lontani da Napoli, negli anni Annamaria Fontana era arrivata a conquistare la stima di parecchi in città.

 Annamaria Fontana negli anni ’90 era in prima linea per la legalità, in particolare nell’inchiesta sui rapporti tra clan camorristici (in particolare i Vollaro), istituzioni e imprenditori a a Portici decise di sfidare apertamente minacce e prepotenze. Coinvolti in quegli anni il carabiniere Carmine Sabatino, gli imprenditori Giuseppe Celli e Giuseppe Ferrara con gravi accuse di concorso in associazione camorristica. A San Giorgio, in particolare, tante le sue denunce nei confronti del vicequestore Gennaro D’Amico, (all’epoca dei fatti contestati responsabile del commissariato di San Giorgio e capo della Digos di Campobasso al momento dell’arresto), sul quale raccolse anche registrazioni.
 Figura anche l’amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri, Andrea Pardi, già coinvolto un un’altra inchiesta su traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia, tra i quattro destinatari dei provvedimenti di fermo. L’ultima misura cautelare riguarda un libico, attualmente irreperibile.

Il Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia, su ordine della Dda di Napoli, sta eseguendo nelle province di Roma, Napoli, Salerno e L’Aquila il fermo di 4 persone indiziate di traffico internazionale di armi e di materiale ‘dual use’, di produzione straniera.

Sono state eseguite anche 10 perquisizioni nei confronti di altrettante persone. La prima fase dell’odierna operazione ha avuto avvio nel giugno 2011, su input del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, in relazione ad un precedente procedimento penale instaurato presso la Procura della Repubblica di Napoli dalla quale è emerso che una persona organica ad un clan camorristico dell’area casalese era stato contattato da un appartenente alla cosiddetta ‘mala del Brenta’ con precedenti specifici per traffico di armi.

Quest’ultimo ricercava, infatti, persone esperte di armi ed armamenti da inviare alle Seychelles per l’addestramento di un battaglione di somali, che avrebbero dovuto svolgere attività espressamente qualificate come ‘mercenariato’. Le attività di indagine al tempo svolte, sfociate in diversi procedimenti penali, consentirono di evidenziare come la richiesta di addestramento fosse stata originata da una persona di nazionalità somala, con cittadinanza italiana, parente del deposto dittatore del Puntland (Somalia).

 

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