Armi da botta

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da James Hansen il seguente articolo:

Armi da botta — Le armi “da botta”—mazze ferrate, bastoni chiodati, martelli da guerra e così via—
sono strumenti da combattimento obsoleti da tre secoli, anche se sono riapparsi brevemente durante la
Grande Guerra, dove figurarono nei feroci combattimenti di trincea, soprattutto tra gli italiani e gli
austriaci nel Carso.
Da allora, sono in “servizio attivo” principalmente nei film sugli zombi come
“The Walking Dead”, che ha riportato l’attenzione all’utilizzo di mazze da baseball
avvolte nel filo spinato. Poi, a metà giugno, armi da botta sono rispuntate in
mano a due eserciti importanti—quelli dell’India e della Cina—in combattimenti
sul “Tetto del mondo” del Ladakh, il punto più settentrionale del territorio indiano
racchiuso tra le catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya.
Negli scontri del mese scorso tra le due potenze—entrambe “nucleari”—sono stati uccisi 20 soldati
indiani e, secondo indiscrezioni, forse una cinquantina di fanti cinesi. Sono morti in maniera
“medioevale”, a colpi di bastoni chiodati, coltelli e perfino sassi. Armi da fuoco non sono state
impiegate: la zona contesa sarebbe demilitarizzata e le pattuglie contendenti girano “disarmate”—o
almeno senza fucili e bombe a mano…
In sé il Ladakh non vale praticamente niente: un desolatissimo altopiano, molto scarsamente popolato e
con un’economia basata sull’agricoltura di sussistenza. Il freddo e l’aria rarefatta rendono la zona poco
attraente per la gente delle pianure. Tuttavia, fa gola ai cinesi. Permetterebbe di collegarsi direttamente
con il Pakistan attraverso il Kashmir, ostacolando l’accesso terrestre indiano al resto dell’Asia Centrale e
creando una potenziale “via d’invasione” nel caso la Cina volesse tentare la conquista dell’India
Settentrionale. Ci ha già provato, senza successo, nel 1962, sulla scia dell’occupazione del Tibet.
I dissapori tra i due ‘imperi’ sono antichissimi, ma gli ostacoli geografici hanno a lungo reso impossibile
darsi seriamente fastidio, fino cioè all’epoca moderna. Con il declino della Russia, Cina e India sono ora
i due poteri che determineranno il destino dell’Asia.
Dopo che i due si sono presi letteralmente a bastonate, pochi giorni fa il terreno della contesa si è
spostato sul digitale. Il Governo indiano ha chiuso l’accesso alla rete internet nazionale a 59 “app” cinesi,
compresi TikTok e WeChat, due successi mondiali che però presentano il difetto di “fotografare”
periodicamente il contenuto della memoria degli smartphone per rimandarlo in Cina… TikTok, in
particolare, ha oltre 200 milioni di utenti in India, il suo più grande mercato estero. Il Ministero della
Tecnologia Informatica indiano ha giustificato la mossa dichiarando: “La compilazione di dati e la
profilazione degli utenti da parte di elementi ostili alla sicurezza nazionale e alla difesa dell’India… è una
questione di profonda e immediata preoccupazione che richiede misure d’emergenza”.
La chiusura dell’internet indiana—speculare al blocco cinese a molti operatori occidentali—è forse
l’indicazione definitiva che l’epoca dell’internet globale e “auto-regolata” sia svolta alla fine. Il passo
dalle mazze chiodate al conflitto digitale è stato sorprendentemente breve.

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