Aprire o chiudere questo é il dilemma

In queste ore si sta consumando lo scontro tra governo, partiti e regioni, da un lato c’è chi vorrebbe aprire tutto e subito, dall’altro i rigoristi capeggiati dal Ministro Speranza, che si trova giorno dopo giorno sempre più coinvolto nell’affaire ‘piano pandemico’. Ciò che divide gli opposti schieramenti è il dubbio se il rischio sanitario è più rilevante di quello economico o viceversa. Gli aperturisti sono sicuri che il rischio economico ormai sia di gran lunga maggiore. Ma gli scienziati ritengono che il cammino per uscire fuori dalla pandemia sia ancora lungo e tortuoso, per cui bisogna imparare a conviverci e rassegnarsi al tira e molla. La sfida al Covid si intreccia con quella volta alla tutela dell’ambiente. Alcuni studi hanno dimostrato che l’inquinamento aumenta, inevitabilmente, il rischio di contagio. E come per la pandemia, anche la lotta contro l’inquinamento ambientale sarà irreversibile e imporrà grandi sacrifici economici. Per qualche anno i costi saranno assorbiti in gran parte dai fondi europei, ma la questione che dovrebbe essere dibattuta dai governi è : fino a quando? Il virus uccide subito e si vede, tutti siamo esposti al rischio. I cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento ambientale, sono meno visibili e hanno una durata di cui oggi è impossibile calcolarne la fine e costi per il riequilibrio superiori a quelli per affrontare una pandemia. L’attuale fase storica è contrassegnata dall’esigenza di conciliare il benessere con la sostenibilità, da cui scaturiscono conflitti eco-sociali. Avremo due diverse linee che si contrapporranno. Una volta a preservare la salute anche a costo di sacrificare la reddittività, l’altra invece volta difendere anche quelle attività che pregiudicano l’ambiente. Ci sarà una divisione tra chi proporrà un nuovo modello di spesa e di tassazione che si contrapporrà a chi difende il welfare e il fisco come sono oggi. Di fronte a questo scenario che si va delineando il nostro Paese è pronto ad affrontare i rischi che esso comporta? E gli italiani sono preoccupati dei rischi che riguardano salute e ambiente? Secondo studi condotti, ci sono delle differenze significative: i ceti più disagiati, i lavoratori autonomi e in genere quelli con meno qualifiche tendono ad essere meno preoccupati, in ciò spalleggiati dai partiti di destra. poi ci sono i cosiddetti negazionisti o eco-scettici che sostengono che le sfide ambientali non sono per nulla importanti. Con questo scenario    il processo di sostenibilità nel nostro Paese incontrerà non pochi ostacoli. Occorre che il governo, nel breve periodo, riesca a spendere in modo mirato ed efficace i fondi europei, per accelerare la transizione ecologica e digitale limitando i sacrifici economici per i cittadini. I partiti politici e i loro leader, dal canto loro, farebbero bene ad elaborare strategie di medio e lungo termine per sensibilizzare l’opinione pubblica intorno al tema della sostenibilità, creando una grande coalizione sociale motivata da interessi ideali e non solo materiali. Solo così si potrà costruire un nuovo modello sociale in tutta Europa, così come avvenne nel secolo scorso e che tutto il mondo ha ammirato non senza una punta di invidia.

Andrea Viscardi

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