Anticorruzione: Transparency “bene Italia, cresce fiducia”

L’Italia guadagna 3 punti importanti rispetto allo scorso anno, che le consentono di compiere un balzo in avanti di 10 posizioni nella classifica dei 180 Paesi oggetto dell’analisi. E’ quanto rileva Transparency International che pubblica oggi l’edizione 2021 dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI), in cui il nostro Paese si posiziona al 42esimo posto, con un punteggio di 56. e percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita). Il “progresso” dell’Italia evidenziato in questa edizione del CPI, in linea con il “costante miglioramento” dal 2012 ad oggi, secondo Transparency, “è il risultato della crescente attenzione dedicata al problema della corruzione nell’ultimo decennio e fa ben sperare per la ripresa economica del Paese dopo la crisi generata dalla pandemia”.

“La credibilità internazionale dell’Italia si è rafforzata in quest’ultimo anno anche per effetto degli sforzi di numerosi stakeholder del settore privato e della società civile nel promuovere i valori della trasparenza, dell’anticorruzione e dell’integrità. L’emergenza generata dalla pandemia ha fortemente influenzato l’elaborazione del CPI, dal momento che in alcuni casi ha generato una minor fiducia nei Paesi che hanno preferito rimuovere le garanzie di controllo, in altri ha determinato un rafforzamento della coscienza collettiva e risposte più solide da parte dei Governi”, rileva la presidente di Transparency International Italia Iole Anna Savini commentando i dati. Sul fronte anticorruzione e trasparenza rimangono tuttavia ancora alcuni temi in sospeso. “Tra le questioni più rilevanti – sostiene il direttore di Transparency International Italia Giovanni Colombo – vi è il ritardo nella trasposizione della direttiva europea 2019/1937 sul tema del whistleblowing, i cui termini sono scaduti a dicembre 2021, che consentirebbe di completare la disciplina contenuta nella legge 179/2017. Siamo inoltre ancora in attesa della pubblicazione del registro dei titolari effettivi e ci auguriamo che il processo legislativo per la regolamentazione del lobbying sia portato a termine nel migliore dei modi”. A livello globale, Danimarca e Nuova Zelanda rimangono al vertice della classifica, affiancati quest’anno anche dalla Finlandia, con 88 punti. In fondo alla classifica, come lo scorso anno, Siria, Somalia e Sud Sudan, con un punteggio, rispettivamente, di 13 per i primi due e di 11 per la terza. Tuttavia, dal 2012 al 2021, ben 154 Paesi non hanno compiuto progressi significativi o hanno peggiorato il loro punteggio, e in quest’ultimo anno 2/3 dei Paesi analizzati (123 su 180) presentano ancora importanti problemi di corruzione, avendo conseguito un punteggio inferiore a 50, ed evidenziano – conclude Transparency – un “forte rischio di arretramento nella tutela dei diritti umani, nella libertà di espressione e di una crisi della democrazia”.

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