An. Polemiche tra ex su patrimonio: scoperto buco da 26 mln di euro

Dopo il caso Lusi e i 13 milioni sottratti alla Margherita scoppia il caso An. Questa volta non si tratta del furto di un tesoriere dalle casse di un ex partito ma di soldi, sempre di quelli si tratta, ‘distratti’ dalla Fondazione Alleanza nazionale al Pdl. Lo scontro investe gli ex dirigenti, ex colonnelli e attuali deputati della destra che fu che oggi si dividono, in parlamento, tra Futuro e Libertà e Popolo delle Libertà. Oggetto del contendere è un buco di 26 milioni di euro. O, come spiega il Tribunale di Roma che ha commissariato la fondazione, una ‘differenza negativa’ che emerge dal ‘mero confronto tra il patrimonio netto contabile’ di An alla data del suo scioglimento (il 22 marzo 2009) con quello del 18 novembre 2011.

Questo ammanco dimostrerebbe che in questi due anni il ‘tesoretto’ ex Msi (dai beni immobili ai rimborsi elettorali) non è stato gestito secondo i criteri stabiliti dall’assemblea di scioglimento del marzo 2009, quando nacque il Pdl. In quella sede si decise che il Comitato dei garanti doveva liquidare il patrimonio di via della Scrofa secondo criteri di ‘conservazione’ portandolo sostanzialmente intatto (al netto degli oneri di gestione) fino alla nascita della Fondazione An. Però, ecco l’intoppo: quei 26 mln, secondo alcuni, sarebbero stati ‘spostati’ in favore del Pdl. A chiedere di fare ‘chiarezza e piena luce sulle responsabilità’ di questa vicenda è Fabio Granata, vice coordinatore di Fli.

“Sarebbe gravissimo scoprire che i contributi dei militanti del Msi, fatti di sangue e militanza, siano stati utilizzati per finanziare il partito del miliardario Berlusconi o, peggio, per arricchimenti privati. Ora é anche più chiaro a cosa tendeva la macchina del fango su Montecarlo e l’espulsione da ogni possibilità di controllo sulla Fondazione An e sul “Secolo” di tutti gli uomini e le donne che hanno condiviso con Fini la nascita di Futuro e Libertà. Ora potranno emergere le responsabilità e sarà fatta chiarezza anche su tanti “duri e puri”: ne vedremo delle belle”.

La vicenda inizia nel marzo 2009 quando l’ultimo congresso di Alleanza Nazionale stabilì di trasformare il partito, entro fine 2011, in una Fondazione “che ne assumerà l’emblema e la denominazione”. Alla Fondazione  venivano assegnate le risorse materiali e ogni bene mobile e immobile indirettamente o direttamente posseduto compreso le partecipazioni in società e tutti i crediti verso soggetti pubblici o privati. Il passaggio da An alla nuova Fondazione venne affidato ad un Comitato di gestione di tre membri. Il loro compito era quello di provvedere al trasferimento integrale del patrimonio: una volta completato questo processo la Fondazione avrebbe potuto utilizzare tutti i beni materiali ed immateriali. Però, come denunciano anche i deputati di Fli, con l’estromissione di Franco Pontone, uomo di Fini, dal Comitato di gestione e l’insediamento al suo posto del senatore Franco Mugnai si assisterebbe alla ‘svolta’: il patrimonio sarebbe stato distratto a favore del Pdl. Sul caso dovranno fare luce i commissari del Tribunale di Roma visti gli esposti di Enzo Raisi, Antonio Buonfiglio, Rita Marino e Giuseppe Consolo alla Procura di Roma.

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