Amnistia, lo stop di Alfano: ‘Condannati in carcere fino a fine pena’

Si accende il confronto politico sull’amnistia dopo le parole di ieri di Papa Francesco, che in una lunga lettera a monsignor Fisichella ha fatto un riferimento al fatto che durante il Giubileo ci sono stati in passato provvedimenti di clemenza come l’amnistia. Il presidente del Senato Pietro Grasso in nottata da New York fa un riferimento alla necessità che il parlamento metta mano a questa materia: ‘E’ venuto il momento che il Parlamento inizi ad affrontare questo tema. Il parlamento deve decidere se una legittima aspirazione della Chiesa possa diventare un fatto politico rilevante’. In commissione Giustizia a Palazzo Madama, tra l’altro, sono incardinati da tempo ddl su questo argomento. E mentre il leader radicale Marco Pannella ringrazia Francesco, la Lega promette barricate se l’ipotesi di un atto di clemenza dovesse farsi largo. Arriva poi un netto stop di Alfano. Il ministro dell’Interno dice deciso: ‘Dobbiamo fare in modo che le carceri siano luoghi di rieducazione ma chi è condannato resti in carcere fino all’ultimo giorno. E se i posti non bastano ne costruiamo di altri. Il Santo Padre fa il pastore di anime e il suo magistero è superiore al ruolo di tutti noi. Io faccio il ministro dell’Interno e non posso non ricordare che dietro ogni condannato in via definitiva c’è una vittima. Ci sono delle vittime cui lo Stato deve rispetto’. Per Alfano piuttosto serve l’investimento per il lavoro nelle carceri perche’ nel cuore dell’uomo c’e’ sempre un desiderio di bene e lo Stato deve dargli una occasione e aiutarlo a costruire un’altra strada. Se impara un nuovo mestiere lo fara’, se no seguirà la strada nota del crimine. Considerando che la recidiva, dal 90 per cento fra i detenuti che non fanno un percorso lavorativo, si abbassa al 10 per cento fra chi lo fa e investire in questo significa investire nella sicurezza del paese coniugando umanita’ e sicurezza. ‘La grande amnistia la rifiuto con tutta la mia forza. L’Italia ha bisogno della certezza della pena, chi sbaglia paga. Se qualcuno è stato condannato a dieci anni di carcere, non è che, perché c’è il Giubileo, esce cinque anni prima e ricomincia a stuprare, rapinare o spacciare’, ha commentato Matteo Salvini. ‘Con tutto il rispetto per il Papa, da amministratore pubblico ritengo che, se vieni condannato a dieci anni di galera, stai in galera fino all’ultima ora dell’ultimo giorno della tua pena’.

Cocis

 

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