Alfano: Nessuna scissione nel Pdl

Il Pdl non si dividerà. Nessuna scissione in vista. Lo assicura Angelino Alfano. “Ne hanno parlato solo i giornali, io non ho mai pronunciato questa parola”, dice nel corso di un’intervista a “Radio anch’io” su Radiouno smentendo le ricostruzioni sulla guerra tra falchi e colome e la “conta” di quest’ultima fazione. “Lavorerò per l’unità intorno a Berlusconi e questo è un intendimento di tantissimi di noi”, ha sottolineato il vice premier.

“Il ventennio berlusconiano non è finito perché a decretare la fine dei cicli politici sono gli elettori”, ha poi aggiunto a proposito di quanto detto da Enrico Letta. “Non c’è il voto domani mattina, ma i sondaggi quotidiani testimoniano il fatto che Silvio Berlusconi è inequivocabilmente oggi il leader politico più capace di ottenere consensi. Non c’è nessun altro elettoralmente più forte di lui”.
Ma a quanto pare restano lo scontro tra falchi e lealisti da una parte e filo governativi dall’altra e la tensione è ritornata alta su più fronti: legge di stabilità, solidità dell’esecutivo e decadenza. Con i primi che alzano il tiro e i secondi che rispondono con un documento, firmato da 24 senatori, in cui si chiede di smetterla con le “critiche distruttive all’operato del governo”. In pratica, un modo di far ripartire la “conta” e dimostrare che i numeri per una eventuale scissione ci sarebbero esattamente come – se non di più – c’erano il 2 ottobre.

Una lotta interna che da tempo l’ex presidente del consiglio cerca di smorzare chiedendo al partito di rimanere compatto in questo momento in cui è nel vortice processi-decadenza-interdizione. L’ex premier ha trascorso la giornata ad Arcore, come spesso fa il lunedì, con figli, vertici delle aziende e avvocati. Oggi non dovrebbe fare rientro nella Capitale sempre che la situazione interna al partito non lo richieda.

Quel che riferisce chi ha avuto modo di parlargli nelle ultime ore, comunque, è che Berlusconi resta sempre molto diffidente verso tutti e soprattutto molto concentrato sulle sue faccende giudiziarie. La richiesta ai suoi è stata quella di tenere alta la tensione non solo su questo fronte ma anche su quello della legge di stabilità. L’ex premier, anche dopo l’inversione a U a cui è stato costretto a palazzo Madama sul voto di fiducia, in questo momento non sarebbe intenzionato ad assumersi la responsabilità di far saltare il banco. E tuttavia guarderebbe con molta attenzione alle crepe interne agli altri partiti della maggioranza che inevitabilmente stanno indebolendo l’esecutivo. A pesare nella lotta fratricida pidiellina e nel rapporto con il governo è anche la questione del nuovo organigramma da dare al partito. Falchi e lealisti continuano a dire che presto, forse già mercoledì, Silvio Berlusconi riunirà l’Ufficio di presidenza che segnerà il primo passo verso il ritorno a Forza Italia con annesso azzeramento degli incarichi. Al momento, tuttavia, non esiste alcuna convocazione ufficiale.

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