Al Brancaccino ‘Il corpo perfetto’ di Lavinia Savignoni fino al 4 novembre

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, le note di Loredana Margheriti su ‘Il corpo perfetto’ in scena al Teatro Brancaccino di Roma fino al 4 novembre. 

 

 

Lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Lavinia Savignoni, presentato in anteprima nazionale a Roma durante la XXV edizione del festival I Solisti del Teatro, prodotto da La Loba Production, luci di Maurizio Fabretti, supervisione costumi di Fabrizia Migliarotti, allestimento scena di Rita Coleine, è in scena fino al 4 novembre al Brancaccino di RomaLa genesi del testo prende le mosse anche dall’esperienza autobiografica dell’autrice. Accoglie lo spettatore il sipario aperto con la protagonista attiva sulla scena che dona dinamicità immediata allo spettacolo non ancora iniziatoUn estrattore di succhi è accessorio irrinunciabile per lo svolgimento del racconto, riferimento all’esperienza diretta che ebbe la protagonista quando aprendo un juicebar nel suo periodo vegano venne a contatto con le varie e molteplici manie dei clienti legate al mondo dell’alimentazione naturale e biologicaPartendo quindi dai fenomeni ossessivo-compulsivi legati all’alimentazione e alla cura per il corpo con pratiche più o meno discutibili, si arriva ad una travolgente digressione sui social network con tutti i fenomeni di narcisismo ad essi legati, compresa l’impossibilità di accettare l’invecchiamento che invece è ineluttabile nella vita di ognuno di noi.

La proposizione di immagini solo di giovani, sempre in forma, tonici, senza rughe, con i capelli fluenti, che fissano l’obiettivo ammiccando e offrendosi virtualmente e non solo, il tutto con una propensione esterofila comicissima, manifesta la necessità di dover mantenere sempre un’immagine perfetta di noi stessi il più a lungo possibile, privandosi anche della possibilità di viversi pienamente la propria vita, ogni età con i suoi aspetti connotanti.

Lavinia Savignoni ha una recitazione brillante e dinamica, trascina il pubblico, lo rapisce per l’interezza di un monologo dissacrante che ridicolizza gli estremismi fino a scavalcarli. I tratti grotteschi e le punte di frenesia portano a continue risate date anche dalla comicità delle espressioni sia verbali che fisiche, particolarmente apprezzati gli scivoloni romani e la caratterizzazione della naturopata con il suo accento nordeuropeo. Emerge chiaramente il passato da danzatrice dell’attrice, molto fluida e scenografica nei movimenti, efficace la resa delle luci sulle linee delle braccia.

Delicato, intimo e commovente il riferimento al padre che riporta lo spettatore alla realtà dei fatti, alla verità che occorre perseguire per avere una percezione della vita legata agli aspetti davvero importanti e necessari.

Il monologo non vuole dare giudizi o proporre soluzioni, suggerisce semplicemente delle riflessioni da cui partire per alleggerirsi dalle considerazioni superflue.

Loredana Margheriti

 

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