Agguato Musy, procuratore Caselli: “Non crediamo a pista politica”

“Non escludiamo nulla, ma dalle indagini emerge che  la pista allo stato attuale meno probabile sembra proprio quella politica”.  E’ quanto dichiara il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, in merito all’inchiesta relativa all’agguato teso ad Alberto Musy, il consigliere comunale dell’Udc ferito con quattro colpi di pistola nell’androne di casa. “E’ una indagine molto complessa – ha aggiunto – alla quale polizia, carabinieri e procura stanno applicando le maggiori energie e le migliori intelligenze”.

Giallo sul movente dell’agguato. E’ ancora mistero  sul movente dell’agguato  teso ad Alberto Musy, il consigliere di Torino ferito da diversi  colpi di pistola, lo scorso mercoledì. Diverse le piste seguite dagli inquirenti. Miniera d’oro in tal senso, viene considerata la vita professionale dell’avvocato, esponente dell’Udc in consiglio comunale. E’ in quest’ambito infatti, che potrebbe trovarsi la chiave per dare un volto al killer. In particolare le ricerche si concentrano  sui legami che Musy aveva con consulenti, e non solo tra chi aveva recentemente subito il fallimento della propria attività e poteva eventualmente covare motivi di rancore nei confronti del professionista.

Altra ipotesi al vaglio degli inquirenti, è quella dello scambio di persona. Con molta probabilità infatti, quei proiettili non erano indirizzati al consigliere comunale, ma attendevano qualcun altro tra gli inquilini di cia Barbaroux, 35, che peraltro sono stati sentiti in questura.
Intanto le condizioni di Musy, restano gravi. Il  consigliere Udc, infatti, è ancora in coma farmacologico ed in in pericolo di vita. A darne conferma, la direzione generale delle Molinette a Torino, dove Musy è stato ricoverato e operato dopo l’agguato.

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