Accusa di tortura per 3 agenti, avrebbero picchiato detenuto

Avrebbero fatto spogliare un detenuto lasciandolo in mutande all’interno della sua cella, lo avrebbero ammanettato fatto inginocchiare per poi picchiarlo: e’ l’accusa nei confronti di tre agenti di polizia penitenziaria a Ferrara per cui la Procura della citta’ estense ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di tortura. L’udienza e’ stata fissata in luglio. Versione opposta, invece, per la difesa degli imputati. “Si e’ trattato dell’ennesima aggressione da parte del detenuto e gli agenti si sono difesi”, ha dichiarato all’AGI, l’avvocato Alberto Bova che rappresenta due agenti di polizia. Il detenuto ha avuto una prognosi di 15 giorni. I fatti risalgono al settembre 2017 quando l’uomo, che ora ha 25 anni ed e’ in carcere per omicidio, si trovava in isolamento. Attualmente e’ detenuto a Reggio Emilia.

Secondo il pm, i tre agenti, in concorso tra loro, “in occasione di una perquisizione eseguita arbitrariamente dentro la cella” dove si trovava recluso da solo il detenuto e “approfittando della condizione di minorata difesa derivante dall’averlo ammanettato agivano nei suoi confronti con crudelta’ e con violenza grave”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, uno dei tre agenti, dopo aver fatto togliere la maglia e la canottiera al detenuto “lo faceva inginocchiare, lo colpiva con dei calci allo stomaco – e’ il capo di imputazione riportato nella richiesta di rinvio a giudizio – poi gli faceva togliere pantaloni, scarpe e calzini, lo ammanettava continuando a dargli pugni allo stomaco, sulle spalle e sul volto, poi cominciava a colpirlo con il ferro di battitura sulle spalle, sulle gambe, sulla nuca e sul viso”. Sempre per il quadro accusatorio, anche gli altri due agenti, a turno, avrebbero partecipato all’aggressione. I fatti contestati sono caratterizzati “da un trattamento inumano e degradante – scrive il pm nella richiesta di rinvio a giudizio – per la dignita’ della persona” perche’ il detenuto “veniva fatto denudare”, escluse le mutande, “fatto inginocchiare, ammanettato e poi lasciato in tali condizioni fino a quando non veniva notato dal medico del carcere”. A questo punto, questa la ricostruzione degli inquirenti, “veniva liberato dalle manette, medicato circa tre ore dopo i fatti”. Due agenti sono accusati anche di falso e calunnia in relazione ai rapporti stilati sulla vicenda. Chiesto, infine, il giudizio anche per un’infermiera per false attestazioni e favoreggiamento personale.

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