Se la nomina di Raffaele Fitto ai vertici del nuovo governo europeo è la prima pietra del nuovo modello di una destra di governo, affidabile e autorevole, capace di sedere con successo nel salotto buono dell’Unione, come ha scritto Alessandro Sallusti, Fitto e gli altri commissari Ue vanno sotto esame a Strasburgo.
Tutta la stampa italiana usa come termine di paragone per la procedura Rocco Buttiglione, che nel 2004, designato dal governo Berlusconi, doveva essere nominato commissario per la Giustizia, la libertà e la sicurezza, come voleva il presidente della Commissione José Manuel Barroso.
Buttiglione rispose alle domande fatte dagli eurodeputati in italiano, francese e tedesco, ma non bastò viste le sue posizioni sull’omosessualità, da lui definita «Indice di disordine morale». I verdi e i socialisti dell’epoca si ribellarono perché la sua posizione era ‘contro l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue’. Buttiglione affermò di «non poter agire contro la mia coscienza per ragioni di convenienza politica» e venne bocciato due volte: la prima come commissario designato alla Giustizia, la seconda come vicepresidente designato della Commissione e, sebbene il voto non fosse vincolante, il governo italiano ritirò la sua candidatura per non indebolire Barroso.
Freschi di elezione i futuri commissari si sottopongono a vere audizioni, alla fine dei quali esprimono un gradimento, visto che l’Assemblea di Strasburgo può sfiduciare l’intera Commissione. La procedura è forte e dettagliata: «Il Parlamento valuta i commissari designati sulla base delle loro competenze generali, del loro impegno europeo, della loro indipendenza personale», nonché «la loro conoscenza del futuro portafoglio e le loro capacità di comunicazione». Di più, i parlamentari hanno «facoltà di chiedere qualsiasi informazione pertinente sulle loro attitudini» e si attendono «una informazione esaustiva sui loro interessi finanziari».
L’esame è scritto e orale. I commissari, che hanno preventivamente mandato al Parlamento i loro cv, devono rispondere per iscritto a cinque domande uguali per tutti, incentrate sulle loro priorità politiche. Poi vengono le audizioni, davanti alla commissione competente per il portafoglio assegnato, ognuna delle quali dura intorno a tre ore. I candidati fanno un discorso introduttivo di 15 minuti, poi partono le domande. I deputati hanno 24 ore per esprimere il loro parere. Un commissario passa l’esame se lo approvano i due terzi dei membri della commissione. In caso contrario, se il nominato non decide di ritirarsi per ragioni di opportunità politica, il presidente della commissione parlamentare può convocare una seconda votazione entro 24 ore dove basta la maggioranza semplice.
Quanto a Raffaele Fitto, oggetto di fuoco di sbarramento preventivo prima della nomina a vicepresidente esecutivo, nessuno scenario Buttiglione è all’orizzonte, ma non bisogna sottovalutare anche il lato umorale degli eurodeputati.
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