Nino D'Angelo - ph©Pino Miraglia

A Natale ritorna la sceneggiata al Trianon Viviani di Napoli con ‘Lacreme napulitane’

 

Al Trianon Viviani, dal 20 dicembre, per tutto il periodo delle festività, è di scena la commozione e il divertimento della classica sceneggiata natalizia Lacreme napulitane.

Lacreme napulitane è una canzone in napoletano pubblicata nel 1925, conosciuta sia in Italia che fuori da essa. Dal brano è nata anche una sceneggiata, dall’omonimo titolo.

Scritta da Libero Bovio e musicata da Francesco Buongiovanni,  la canzone fu presentata per la prima volta da Gennaro Pasquariello  nel  1925, tratta il tema dell’emigrazione italiana  all’estero. Nel giro di poco tempo la canzone diventò molto popolare, ne nacque anche una sceneggiata. Negli anni 70/80 Mario Merola ne fa un suo cavallo di battaglia, portando sia il brano che la sceneggiata in tutta Italia e all’estero. Merola oltre ad occuparsi della rappresentazione teatrale, l’avrebbe portata anche al cinema, diretto da Ciro Ippolito.

Testo della canzone

Mia cara madre
sta pe’ trasi’ natale
e a sta’ luntano chiu’
me sape amaro
comme vurria appiccia’
duje tre biancal
comme vurria senti’ nu zampugnaro
‘e ninne mie facitele ‘o presepio
e a tavola mettite ‘o piatto mio
facite quanno e’ a sera da’ vigilia
comme si’ mmiezo a vuje
stesse pur’ io
e ‘nce ne costa lacreme st’ america
a nuje napulitane
pe’ nuie ca ‘nce chiagnimmo
o cielo e napule
comme e’ amaro stu’ pane
mia cara madre che sso’
che sso’ ‘e denare ?
pe’ chi se chiagne a patria
nun so’ niente
mo tengo quacche dollaro e me pare
ca nun so’ stato maie tanto pezzente
me sonno tutt ‘e notte a casa mia
e de criature meie ne sento ‘a voce
ma a vuie ve sonno comm ‘a na’ maria
cu ‘e spade ‘mpietto
‘nnanz ‘o figlio ‘ncroce
e ‘nce ne costa lacreme st’ america
a nuje napulitane
pe’ nuje ca ‘nce chiagnimmo
‘o cielo e napule
comm’ e’ amaro stu’ pane
m’avite scritto
che assuntulella chiamma
chi l’ha lassata
sta’ luntana ancora
che v’aggia di’
si ‘e figlie vonno ‘a mamma
facitela turna’ a chella signora
io no nun torno me ne resto fore
e resto a fatica’ pe tutte quante
jo c’aggio perzo a casa patria e onore
io so’ carne ‘e maciello so’ emigrante
e ‘nce ne costa lacreme st’ america
a nuje napulitane
pe’ nuje ca ‘nce chiagnimmo
‘o cielo e napule
comme e’ amaro stu pane

 

Riadattato e diretto da Nino D’Angelo, che l’ha anche arricchito con l’inserimento di sue canzoni, lo spettacolo vede un nutrito cast di una ventina di attori e musicisti, capitanato da Gloriana e Francesco Merola.

Nella mia riscrittura di questo testo, dove c’è il dramma dell’emigrazione, che mi fa pensare molto all’oggi – spiega D’Angelo –, non c’è l’originario delitto d’onore, perché è una sceneggiata moderna, giocata sui sentimenti, resa ancora più moderna dall’inserimento di molte canzoni, anche recenti: oltre ovviamente a quella di Libero Bovio e Francesco Buongiovanni che dà il titolo e chiude lo spettacolo, per la scena della festa di Pierino, il figlio del protagonista Gaetano (l’«Isso» del triangolo della sceneggiata), c’è Cient’ ‘e ‘sti juorne, una canzone che ho riadattato e che tipicamente si cantava in occasione dell’onomastico di una persona. Il brano segna un momento teatralmente importante, perché, proprio quando c’è la festa e la gioia collettiva, Pierino scopre che la madre («Essa») tradisce il padre con il suo padrino («’o Malamente»). E ci sono varî brani miei, come Mia cara città, il canto del protagonista espatriato in America, pieno di dolore e di nostalgia per la famiglia e la sua terra lontane, nonché le parodie di ‘A storia ‘e nisciuno e Senza giacca e cravatta».

Ho riadattato il copione di Enzo Vitale ed Elena Cannio, in arte Liliana, in modo un po’ autobiografico – continua il direttore artistico del teatro del popolo –: innanzitutto ho voluto fare un omaggio a san Pietro a Patierno, il mio quartiere di nascita, spostando e ambientando lì la vicenda; poi ho dato ai personaggi tutti i nomi dei miei parenti. Quando, nove anni fa, allestii questa sceneggiata, partecipando anche come attore assieme a Maria Nazionale, nel recitare ritornavo un po’ bambino dentro di me: mi sembrava così di stare a casa mia con zi’ Totonno, con zia Carmela, con zi’ Gennaro.

In effetti – prosegue D’Angelo – mi è sempre piaciuto molto questo genere teatrale: quando “facevo filone” a scuola, vicino alla chiesa di santa Maria della Fede, andavo al teatro Duemila, che era a un paio di traverse: la sceneggiata iniziava alle 11 di mattina e si facevano tre, quattro spettacoli al giorno. Pure nella mia famiglia si amava la sceneggiata: il lunedì gli “scarpari” di san Pietro a Patierno facevano festa e andavano a vedere tutti quanti la sceneggiata, al Duemila o al teatro Italia, o al Trianon, che è stato un grande punto di riferimento per questa forma teatrale nella quale ha tanta importanza la canzone napoletana».

La sceneggiata, meglio conosciuta come sceneggiata napoletana, è un genere di rappresentazione popolare, che alterna il canto con la recitazione e il melologo drammatico, nato e sviluppatosi a Napoli particolarmente tra gli anni ‘20 e gli anni ‘40 del Novecento, che ebbe proprio nel Trianon uno dei teatri di riferimento, e in D’Angelo un apprezzato interprete nel revival che si ebbe negli anni ‘70. «Raffaele Viviani, il commediografo al quale ho voluto dedicare il teatro di Forcella – puntualizza l’ex caschetto biondo della canzone –, definiva questo genere teatrale “la puttana dell’arte”, prendendone così le distanze. Però, se guardiamo da vicino qualche suo lavoro, come Lo Sposalizio, vediamo che si tratta di una sceneggiata di grandissimo livello. Forse voleva sottolineare l’importanza del testo, che spesso era esile e magari pure mortificato dal protagonismo degli attori. Non a caso scriveva delle parti fenomenali per la sorella Luisella e la sua compagnia. Diciamo che tra la sceneggiata e le opere di Viviani c’è un po’ il rapporto che possiamo vedere tra le canzoni neomelodiche e Nu jeans e na maglietta, un capolavoro del genere che, comunque, guarda oltre. Comunque non penso che la sceneggiata sia un fenomeno che possa ritornare. Però mi piace riproporre qualche classico come Zappatore, andato in scena al Trianon Viviani nel 2016, o, per l’appunto, Lacreme napulitane, che nove anni fa mi vide, sempre nel teatro del popolo, anche come attore con Maria Nazionale. Sono titoli che abbiamo amato tutti grazie a Mario Merola, l’artefice dell’ultima sceneggiata».

Questo allestimento di Lacreme napulitane vuole ricordare e rendere omaggio al «grande Mario», riproponendo, con il figlio Francesco, il binomio Merola – Gloriana che nacque proprio al Trianon nel 1959, quando i due artisti, al loro debutto come cantanti, parteciparono a un concorso di voci nuove: il primo premio andò a Merola e il secondo a Gloriana, che, essendo minorenne, vinse un pacco di cioccolatini.

La storia. Gaetano (Francesco Merola), cioè, nel triangolo drammaturgico, «Isso» e Carmela (Marianna Mercurio), «Essa», genitori di Pierino, abitano a casa di zi’ Totonno, commerciante di scarpe di san Pietro a Patierno, un uomo generoso che, con la figlia Ninuccia (Anna Capasso), ospita anche altri parenti: Emilia, madre di Gaetano (Gloriana) e lo scapestrato Gennarino, detto «Malacarne» (Massimo Salvetti). Gaetano passa le giornate a cercare le soluzioni per regalare a Carmela una casa «tutta sua». Nel corso della sua festa di compleanno Pierino scopre un bacio furtivo tra la madre e il suo padrino Mario ‘o Brillante, «’o Malamente», che si danno anche un appuntamento per una fuga d’amore. Quando il povero Gaetano scopre la verità si sente cadere il mondo addosso. Convinto dalla famiglia, rinuncia quindi alla vendetta e parte per l’America, lasciando a una lettera e alla madre Emilia il difficile compito del perdono. In contrappunto al dramma, l’azione della coppia dei comici: Titina (Gina Perna) e Malacarne.

In scena anche Antoine, nel ruolo di Mario ‘o Brillante, Milly Ascolese, Sonia De Rosa, Raffaele Esposito, Vittorio Menzione, Gennaro Monti, Francesco Ruotolo e Francesco Pio Sorrentino, nella parte di Pierino. Le musiche sono eseguite dal vivo da Massimo Gargiulo – che è anche il direttore musicale dello spettacolo – al piano, Enzo Coppola alle tastiere,Alfonso Pone alla batteria e Guido Russo al basso.

Questo nuovo allestimento di Lacreme napulitane è prodotto dallo stesso Trianon Viviani con un contributo del Poc Campania. Scene di Susy Schiappapietra, costumi di Annalisa Ciaramella, coreografie di Enzo Castaldo e luci di Gianluca Sacco. Il regista assistente è Gennaro Monti, il direttore dell’allestimento Luciano Quagliozzi, l’audio è curato da Daniele Chessa.

Foto: Pino Miraglia

Rosaria Palladino



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