A Genova mostra Bi-personale di Re Barbus e Montserrat Diaz

Riceviamo,  e volentieri pubblichiamo, da Barbara Lalle la seguente recensione

 

Al Galata Museo del Mare di Genova, lo scorso 19 Maggio ha inaugurato in occasione della Notte dei Musei, la Bi-personale di Re Barbus e Montserrat Diaz a cura di Benedetta Spagnuolo, organizzata da Artisti Italiani-arti visive e promozione, in collaborazione con Mu.MA e Cooperativa Solidarietà e Lavoro Questa mostra, visitabile tutti i giorni fino al 30 Maggio 2018, fa parte della seconda Bi-personale del ciclo ‘I Declare My Shadow’, dove due artiste con personalità opposte, dialogano tra loro e si raccontano attraverso il loro vissuto; travolte da esperienze forti che le hanno cambiate, non solo nel loro modo di rapportarsi all’umano, ma anche e soprattutto nel loro percorso artisticoQueste artiste sono alla ricerca di una consapevolezza sia corporea che mentale, che va ben oltre l’adattarsi agli stereotipi richiesti da questo mondo, ma si avvicina più ad una coscienza di sé in relazione alle proprie ‘ombre’ esistenziali: ed è qui che le dichiarano in maniera del tutto inconscia attraverso i loro scatti, nasce così ‘I Declare my Shadow’In questa tappa le due artiste che si confrontano sono Re Barbus, un’artista romana che lavora principalmente con il Collage, utilizza la consapevolezza di sé, la trasformazione, la capacità di adattamento e la rielaborazione come alcuni degli aspetti principali della sua ricerca; e Montserrat Diaz, artista e fotografa di origine spagnola che vive in Italia, lavora prettamente sul concetto di autoanalisi e lo fa in maniera quasi trasognata, su set ben costruiti, senza mai trascurare però l’istinto emotivo.

Anche la sede gioca un ruolo importante nel progetto: la ‘Galleria delle Esposizioni’ al Galata Museo del Mare è un ‘white cube’, un contenitore asettico che evidenzia l’opera con neutralità; qui il dialogo tra passato e presente, tra storia e contemporaneità sono, insieme alla strategica posizione centrale del Museo, valori aggiunti all’intero progettoIncontro le due artiste. Condividono spazi, condividono temi, l’idea migliore sarebbe condividere le stesse domande. Glielo propongo ed accettano.

Qualche aneddoto personale, frammenti di episodi che raccontano di voi in riferimento al vostro media artistico d’elezione. Qualcosa che vi va di condividere: non una biografia, non la risposta a ‘Che cosa volevi fare da grande’ ma qualcosa tra sogno e realtà, momenti, fatti e circostanze da ieri a oggi.

Re Barbus: Nel collage mi sento più libera di esprimermi, di raccontarmi, non solo agli altri, anche a me stessa.

Il mio lavoro è autobiografico, ma nel collage sento come di nascondermi dietro ai pezzetti di carta ai quali chiedo di raccontare, come se mettessi una maschera, come se recitassi un ruolo. Il mio teatro.

Nei feedback di chi si sofferma sui miei lavori rintraccio una cosa che mi diverte molto : chi guarda i collage pensa che le parti di carta che utilizzo come mani, occhi, ecc… siano i miei, mi sento spesso rivolgere questa affermazione ‘ma questa nel collage sei tu!’ e in un certo senso è così, invece nella fotografia dove indago quello che di me è dalla parte della pelle visibile agli altri, spesso, mi sento dire  ma chi è la persona nelle foto?. Questa cosa mi affascina e mi diverte allo stesso tempo.

Montserrat Diaz: Non avendo uno studio, faccio tutto nel salone di casa mia, quindi prima di scattare delle foto devo spostare il divano e togliere dei quadri per avere a disposizione una bella parte bianca. Approfittando della solitudine e della luce del mattino posso lavorare, anche se più che un lavoro per me è uno sfogo, un modo di tornare bambina e giocare… Di solito parto con un’idea da mettere in scena ma il più delle volte improvviso, mi travesto, interpreto davanti alla camera (dietro la quale non c’è mai nessuno). Questi scatti poi, vengono rielaborati e messi insieme ad altri scatti. La cosa incredibile è che solo a lavoro finito riesco a cogliere il messaggio dietro l’immagine creata, perché, anche se in maniera del tutto inconscia, dietro ognuna di esse c’è la mia voce interiore che parla.

Emerge una sorta di profondità e sensibilità. Cosa vi coinvolge maggiormente come persona e come artista?

Re Barbus: Sono attratta dall’energia, dalle relazioni. Dal  quel mondo sotterraneo in continuo movimento. Dal sotto, dal dietro, dal fondo… Guardo dentro, giro sottosopra e non mi fermo a quello che sembra, alla percezione iniziale, ascolto la risonanza, le parole non dette, i gesti non fatti, le cose non nate. Non ho paura di indagare le ferite, di aprirle e cercare il bello nascosto. Spesso scopro che le mie ferite sono simili a quelle di molti altri, come anche le bellezze e le risorse.

Ed è li che avviene l’incontro.

Monteserrat Diaz: Quello che mi coinvolge di più è il potere che ha l’arte di meravigliare. Se pensiamo, i bambini si meravigliano continuamente davanti a un mondo tutto da scoprire, un mondo, ai loro occhi, sorprendente, fatti di continue scoperte e novità. Con il passare del tempo però, man mano che lo si conosce, questa nostra capacità di sorprenderci diminuisce, ma in noi adulti c’è sempre il bisogno di rivivere quella sensazione di stupore e quella voglia di stupire e allora l’arte ci viene in contro con tutta la sua forza emotiva.

Ricerca di nuovi linguaggi, sperimentazione, innovazione e tradizione…in cosa vi sentite maggiormente incuriosito e coinvolto non solo come artista ma anche come persona?

Re Barbus: Non saprei dire se la mia è proprio curiosità. Quando incontro artisti chi riescono a sposare tradizione e innovazione mi sento appagata e grata. Ho bisogno di riconoscere la provenienza ma di guardare avanti senza timore. Una curiosità limitata probabilmente dalla mia formazione accademica.

Monsterrat Diaz: M’incuriosisce da sempre il linguaggio onirico perché trovo che ci sia un collegamento tra questo e il linguaggio artistico. Da sempre mi affascina questa capacità creativa che esiste in ognuno di noi e che mettiamo in atto soltanto quando, dormendo, il nostro cervello si trova a lavorare in assoluta libertà. È come se l’essere umano, durante il sogno, e libero da ogni freno inibitore, fosse munito di quella capacità artistica che solo alcuni riescono a mettere in atto durante la veglia.

Mi piace pensare alle mie immagini come a fotografie oniriche.

Il mio linguaggio attuale è il fotomontaggio: attraverso questa tecnica provo a mettere in atto un meccanismo simile a quello che avviene durante il sogno, rielaborando diverse fotografie e mettendole insieme per creare un’immagine fotografica irreale che offre la visione di una scena mai esistita, nuova, capace di suscitare nel osservatore un sentimento di estraniamento simile a quello che provocano alcuni sogni.

 Esperienze, ricordi, tappe del percorso artistico. Non un curriculum vitae, ma una o due di ognuno di questi segmenti…quelli a cui ti senti più legato e che hanno un significato particolare.

Re Barbus: Una tappa del mio percorso di lavoro, importante, che ricordo e racconto con piacere è una consapevolezza recente. Mi sono sempre sentita incapace nel comprendere graficamente la terza dimensione. Una cosa strana che mi ha oppressa e messa in difficoltà durante tutti i miei studi e nel lavoro. Come una cosa non capita, non elaborata. Mi sono sempre sentita schiacciata e bidimensionale, incapace di fare quel respiro che dava rotondità, profondità ma non solo in senso grafico, un po anche nella vita.

Poi un giorno ho sentito l’esigenza di mettere distanze, spessori e profondità, di venire dal foglio verso chi osservava, come a ricercare un contatto oltre il vetro. Così ho sentito di aver fatto quel respiro incompleto, come quando cerchi invano di fare uno sbadiglio appagante e poi mentre sei distratta fai l’ultimo sbadiglio e passa quella senso di sospensione e attesa e scopri che non era nemmeno sonno.

Monsterrat Diaz: Ricordo quando nell’estate del 2016 fui selezionata a partecipare a Paratissima Torino con 4 dei miei lavori. Ero al settimo cielo perché da quando avevo deciso che l’arte era parte di me e che era quello che avrei sempre dovuto fare e avrei fatto, avevo quel sogno nel cassetto: esporre i miei lavori. Non per vanità, ma per dimostrare a me stessa che ne ero capace, che quella era sempre stata la mia strada, e che avevo sbagliato a non ascoltare il mio cuore.

 Ci sono persone, incontri e ‘maestri’ che hanno contribuito a migliorare o perfezionare la tua sensibilità artistica? Cosa ti hanno lasciato e cosa pensi di avere lasciato tu a loro?

Re Barbus: Una figura molto importante è stato Gino Marotta, non solo come artista ma anche come persona, che mi ha stimolata a cercarmi, spinta nell’affrontarmi, e sostenuta nell’accettarmi, e con il quale non ho studiato solo me stessa ma anche pittura; un incontro importante con Silvia Adiutori, grazie alla quale ho guardato al collage in maniera diversa. Un un ottimo incoraggiamento ad aprirmi agli altri lo devo a Gabriella Costa, che mi ha accompagnata durante gli anni di studio del counseling.

Le amiche, invece incontrate in un momento emotivo e di salute molto difficile, che mi hanno fatto fare il vero primo passo che mi ha portata a perdere l’equilibrio e di conseguenza a fare il secondo passo che dava inizio alla mia passeggiata, sono state Simona Guerra, Francesca Loprieno, Sabrina Genovesi Fulvia Pastore, Angela Capito Lezzi e Cristina Aruffo alle quali il mio vero inizio è molto legato.

Monsterrat Diaz: In fotografia sono un’autodidatta, non ho mai seguito dei corsi di fotografia o di arte. All’università di Milano mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere. Avrei dovuto fare altro, ma ho deciso di studiare qualcosa che mi desse un lavoro… Comunque sia, ricorderò sempre il corso di Letteratura Ispanoamericana. Approfondire lo studio su Borges e il meraviglioso, sul genere fantastico e quello horror e i loro origini mi ha aperto un mondo, e sicuramente esso si riflette molto nei miei lavori.

 Argomento a piacere..o quasi! Un tuo progetto o due che vorresti maggiormente promuovere o portare a conoscenza.

Re Barbus:  Un progetto al quale sono molto legata che mi picerebbe riproporre è quello insieme a Michele Baruffetti “composizioni sonoRe”, nel quale sento c’è molto del mio mondo intimo piu profondo, le cose che ho ascoltato di me degli altri, le chiavi di risoluzione e la mia verità dell’incontro con gli altri. Mi sento al momento espressa e raccontata molto in quei frammenti scomposti e ricomposti grazie allo sguardo non mio, alla capacità creativa dell’altro, alla relazione che si crea tra i miei collage, i suoni di Michele e la costruzione di mani sconosciute.

Montserrat Diaz: Ci sono un paio di progetti che mi hanno dato tante soddisfazioni, come ad esempio ‘Ritratti senz’anima’  e ‘Ritratto in bianco e nero’, ma ci sono anche altre immagini che parlano molto di me e di quello che faccio, come Tempus fugit o Silenzio.

 

Foto di Francesco Arena

Galata Museo del Mare – Galleria delle Esposizioni II Piano – Calata De Mari 1 – 16126 – Genova

fino al 31 Maggio 2018 tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:30

ingresso libero

Barbara Lalle

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