A Gaza non ci sono neppure i cimiteri

“Mi trovavo in mezzo al cimitero e ho visto tantissime tombe. C’erano montagne di sabbia, con persone sepolte sotto”. Queste sono le parole pubblicate da Al Jazeera di Omar al-Sawhi, un ventenne palestinese che era alla ricerca di un luogo di sepoltura per suo padre, ammazzato dai terroristi israeliani vicino alla cosiddetta Linea Gialla mentre lavorava in una piccola bancarella dove vendeva caffè.

Quando Omar al-Sawhi ha visitato il cimitero di Zeitoun, uno dei quartieri più grandi della città di Gaza, ha trovato le tombe ammassate l’una sull’altra: “Una tomba era solo una pietra con un pezzo di carta su cui era inciso il nome del martire, senza che la tomba fosse costruita o adeguatamente preparata come avveniva prima del genocidio. Non c’era spazio per una nuova tomba, quindi abbiamo dovuto seppellirlo nella tomba di mio nonno”, ha detto.

Considerate che in questo momento una tomba a Gaza costa 500 shekel, circa 167 dollari, una somma che molte famiglie palestinesi non possono neppure permettersi. Così le vittime del genocidio vengono sepolte in giardini, tende o nei campi per sfollati.

La carenza dei luoghi di sepoltura non è dovuta solo agli oltre 73.000 palestinesi uccisi dal genocidio a Gaza (questi sono i numeri forniti dal Ministero della Salute di Gaza, ma io credo che siano molti di più, dato che ogni giorno vengono trovati morti sotto le macerie), ma anche alla distruzione dei cimiteri da parte dei terroristi israeliani. Avete capito? Oltre ad aver distrutto scuole e ospedali, hanno distrutto anche i cimiteri. Parliamo di almeno 40 cimiteri rasi al suolo in tutta Gaza.

“Il cimitero di Khan Younis prima dell’inizio del genocidio contava circa 60 tombe. Ora ne ospita 6.000 e, in una certa fase del conflitto, si preparavano circa 35 tombe al giorno”, ha detto Tafesh Abu Hatab, un palestinese che lavora come becchino da oltre 19 anni. E ancora: «Ci distruggono le case sopra la testa e con le macerie di quelle case costruiamo le nostre tombe». Queste parole, se venissero pubblicate sulle prime pagine dei giornali italiani o all’interno dei telegiornali, consentirebbero all’opinione pubblica di capire cosa continua ad accadere ogni giorno su una sponda del nostro stesso mare. E invece stanno tutti zitti, a partire da quelli che si considerano difensori dei valori cristiani e che non muovono un dito mentre un intero popolo non può neppure seppellire i propri morti. Che schifo.

Segnalo, inoltre, che negli ultimi giorni i terroristi israeliani hanno continuato a bombardare contemporaneamente Siria, Libano e Palestina.

Ieri i criminali sionisti hanno bombardato un edificio e hanno ucciso un bambino di quattro anni. Si chiamava Mohammad Abel-Salam Taha. “Non c’è alcun cessate il fuoco, non c’è nulla”, ha detto alla Reuters Abu Ahmed, un palestinese sfollato che aveva trovato rifugio vicino all’edificio colpito. E ha perfettamente ragione.

Perché mentre in Occidente si parla sempre meno di Palestina, a Gaza e in Cisgiordania i terroristi israeliani continuano a uccidere e occupare. La responsabilità è principalmente dei media e del mainstream, colpevoli di ignorare quello che sta accadendo da quando è stato annunciato il cosiddetto “cessate il fuoco” e da quando è nato il cosiddetto “Board Of Peace”. Dall’inizio della cosiddetta tregua sono stati ammazzati almeno 1.200 palestinesi. E nonostante tutto questo, quei vigliacchi dei politici europei ancora oggi non hanno approvato una sola sanzione contro i terroristi israeliani!
Alessandro Di Battista

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