Iran, ombrato avvertimento dell’ambasciata iraniana all’Italia

Un sondaggio televisivo diventa «consenso nazionale» e viene usato dall’ambasciata iraniana in Italia per provare, forse, a indicare al governo la linea da seguire nel conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Con un post su X dai toni quasi provocatori, Teheran è tornata sulla vicenda legata alla base di Sigonella e del diniego italiano all’atterraggio di aerei Usa, definita nei giorni scorsi «una scelta intelligente, fondata sul diritto internazionale e sulla tutela degli interessi e dell’indipendenza dell’Italia». La sede diplomatica alza poi il livello: «L’ampio consenso dell’opinione pubblica italiana, così come il sostegno di alcune personalità e correnti politiche del Paese alla decisione di impedire l’uso della base di Sigonella, dimostrano la profondità della sensibilità della società italiana rispetto ai temi della guerra, della pace e del rispetto del diritto internazionale – si legge nel post su X – Questo approccio riflette l’esistenza di una sorta di consenso sociale e politico contrario a qualsiasi azione militare unilaterale e aggressiva che avvenga al di fuori dei quadri legali e delle istituzioni internazionali». Parole che suonano come un messaggio politico diretto al governo. Il post, infatti, conclude: «Si auspica che il governo italiano, proseguendo su questa linea equilibrata e responsabile, continui a muoversi nella direzione del sostegno alla pace, alla stabilità regionale e al rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale».
Il dato, quindi, viene assunto come rappresentativo dell’opinione pubblica italiana e la sede diplomatica del regime lo trasforma in «consenso» e il consenso diventa indicazione chiara rispetto alle decisioni del governo che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva chiarito: «Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo, in assenza della quale non è possibile concedere nulla, e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo far rispettare questo».

La decisione del governo sull’uso della base militare di Sigonella viene accostata al sondaggio che richiama ad una decisione della Spagna senza tenere conto che gli accordi bilaterali prevedono meccanismi
Negli Stati Uniti sono state arrestate Soleimani Afshar e sua figlia, la nipote e la pronipote del generale iraniano Qassem Soleimani, ucciso in un blitz statunitense a gennaio del 2020 con un drone. A riferirlo è il Dipartimento di Stato. “Ora sono entrambe sotto la custodia dell’Ice, in attesa di essere espulse dagli Stati Uniti”, ha riferito il segretario di Stato Marco Rubio.
Le due donne sono state arrestate venerdì dagli agenti federali dopo che il segretario di Stato Marco Rubio ha revocato il loro status di residenza permanente. “Hamideh Soleimani Afshar e sua figlia sono ora sotto la custodia dell’US Immigration and Customs Enforcement (Ice)”, ha dichiarato il Dipartimento di Stato in un comunicato. “Fino a poco tempo fa, Hamideh Soleimani Afshar e sua figlia erano titolari di una green card e vivevano nel lusso negli Stati Uniti. Afshar è la nipote del defunto generale iraniano Qasem Soleimani. È anche una fervente sostenitrice del regime iraniano, che ha celebrato gli attacchi contro gli americani e si è riferita al nostro Paese come al ‘Grande Satana’ – ha scritto su X –. Questa settimana ho revocato lo status legale sia di Afshar che di sua figlia, che ora sono sotto la custodia dell’Ice, in attesa di essere espulse dagli Stati Uniti”. “L’amministrazione Trump non permetterà che il nostro Paese diventi un rifugio per cittadini stranieri che sostengono regimi terroristici anti-americani”, aggiunge Rubio.
Soleimani Afshar e sua figlia si trovano ora sotto custodia dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement, si legge nella nota. Il Dipartimento di Stato cita fonti di stampa e i post social di Soleimani Afshar, per dimostrare che è una “sostenitrice dichiarata del regime totalitario iraniano, classificato come terroristico”.

Secondo Washington, la donna ha “promosso propaganda del regime iraniano, celebrato attacchi contro soldati e strutture militari americane in Medio Oriente, elogiato la nuova guida suprema iraniana, definito gli Stati Uniti il ‘Grande Satana’ ed espresso un sostegno esplicito al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica”. Soleimani Afshar avrebbe “diffuso questa propaganda pur conducendo uno stile di vita agiato a Los Angeles, come testimoniato dai suoi account social.
Oltre alla revoca dello status di residente permanente di Hamideh Soleimani Afshar e di sua figlia, anche al marito di Afshar è stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti“.
Soleimani è stato ucciso il 3 gennaio 2020 in un raid all’aeroporto internazionale di Baghdad, ordinato dal presidente Donald Trump, allora al suo primo mandato. Il Pentagono descrisse l’attacco come “azione difensiva” volta a proteggere il personale americano dalla “minaccia imminente” rappresentata dal comandante dei pasdaran. Soleimani è considerato l’architetto dell’”Asse della Resistenza” iraniano.
Medio Oriente, la minaccia di Trump all’Iran: “Finirete all’inferno”
“Martedì in Iran sarà il ‘Giorno delle centrali elettriche’ e il ‘Giorno dei ponti’, tutto in uno. Non c’è mai stato niente di simile!!!”. L’ha ribadito il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social, ricordando l’ultimatum a Teheran affinché trovi un accordo con gli Usa entro le 18 di martedì (le 2 di notte italiane), o “si scatenerà l’inferno”. “Aprite quel fottuto Stretto, pazzi bastardi, o finirete all’inferno – vedrete! Sia lodato Allah”, ha concluso.

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