Botta e risposta all’ultima chat. Non c’è pace nei corridoi di viale Mazzini, e l’ultimo duello tv vede affrontarsi su Raitre due big del giornalismo e due numeri uno del palinsesto della terza rete: Massimo Giletti e Sigfrido Ranucci. Al centro del confronti-scontro tv lo scambio di messaggi integrale tra il conduttore di Report e Maria Rosaria Boccia, che il conduttore de Lo Stato delle cose ha mostrato nella puntata di ieri sera del programma di cui è al timone.
Giletti mostra in tv le chat tra Ranucci e la Boccia
I messaggi, risalenti al 17 settembre 2024, mostrano uno scambio di battute e teorie su presunte cordate attive nel mondo della comunicazione tra Ranucci e “lady Pompei”. Inizialmente smentite dal giornalista di Report, che aveva parlato di “manipolazioni” e “chat tagliate”, le conversazioni rivelano invece un suo intento a mappare una presunta “lobby gay di destra”. Un “giro gay” che sarebbe “pericolosissimo” e in cui sarebbe presente – a detta dei due interlocutori – anche lo stesso Giletti.
Lo scambio di messaggi tra “Mr Report” e “Lady Pompei”
Dunque, tutto in chiaro e in prima serata tv: il giornalista di Report e “lady Golpe” – al centro del caso Sangiuliano che ha portato alle dimissioni dell’allora ministro della Cultura e a un processo per stalking e lesioni a carico della donna – dopo un incontro avvenuto il 17 settembre 2024 parlano di una “lobby gay di destra”. Alle 21.29 la Boccia scrive a Ranucci: «Ho visto Cerno (Tommaso Cerno, ai tempi ancora alla guida de Il Tempo, oggi direttore de Il Giornale, ndr) all’Aria che tira… è davvero scandaloso».
Di fronte ai commenti della Boccia su Tommaso Cerno, Ranucci stando a quanto mostrato ieri da Giletti, rispondeva: «Quello è un altro del giro… giro gay, pericolosissimo». E il sospetto non risparmiava nessuno, arrivando a coinvolgere nella discussione in chat anche l’ex dirigente dei servizi Marco Mancini, Alfonso Signorini e, infine, lo stesso Giletti. «Amico di Marco Mancini, giro gay», scrive Ranucci. E Boccia incalza: «Come Signorini»… «Sì», risponde Ranucci. «E il signor B.», aggiunge “Lady Pompei”. Con Ranucci che chiosa, per l’appunto: «E Giletti».
La replica di Giletti: «Una delusione umana profonda»
Visibilmente amareggiato, Massimo Giletti ha scelto la via della trasparenza, mostrando i messaggi in diretta per replicare alle accuse di falsità. Ranucci in precedenza aveva parlato di messaggi riportati in maniera parziale, se non manipolati, e di chat tagliate. Giletti ieri ha replicato con i messaggi in questione: «La libertà di informazione non è un venticello, non è un gossip, non è una battuta. La libertà di informazione è coraggio, ricerca di verità, la forza di andare contro il potere anche quando necessario. Tutto questo non c’è nelle tue parole, ecco perché sono deluso. Lobby, non lobby, gay, non gay, come se fosse una questione di sostantivi e non di sostanza. Capisco tutto, capisco che per fare un’intervista esclusiva ti puoi spingere oltre, anche a colpire un tuo collega. Ma allora non scrivermi un messaggio dove dici che è tutto manipolato», ha detto Giletti in riferimento alle conversazioni degli ultimi giorni con Ranucci.
E alla fine, dicendosi «perplesso perché siamo giornalisti della stessa azienda», non manca di aggiungere anche: «Finire a parlare di questa roba è triste. Ma proprio perché so chi sei, perché conosco la tua storia, io non riconosco questa libertà di informazione in quello che hai scritto», ha chiosato Giletti tirando le somme: «Ora non sei solo tu l’unico giusto nel mondo. Così come non lo sono io… Abbiamo entrambi tanti difetti. Però dividersi in un momento così difficile per il giornalismo… Perché avere la schiena dritta non è semplice, e tu sai benissimo quanto sia difficile… Permettimi: per me è una delusione umana profonda», ha concluso.
Sigfrido Ranucci ha replicato a Massimo Giletti, che nel programma Lo stato delle cose ha pubblicato le chat intercorse tra lui e Maria Rosaria Boccia. La versione di Giletti è che il collega lo abbia accusato di appartenere a una “lobby gay“. Ranucci rispedisce le accuse al mittente:
Ieri sera Giletti ha riproposto le chat tra me e Maria Rosaria Boccia. Dopo che gli avevo spiegato il senso delle mie chat, ha comunque deciso che l’ho accusato di fare parte di una lobby gay. Questo è falso, ma se ci tiene tanto a riconoscersi nella lobby gay è un problema suo, non mio. Io ho detto una cosa più grave, che i due hanno fatto finta di non capire: Cerno e Giletti sono amici e al servizio di Marco Mancini, lo 007 coinvolto nel rapimento Abu Omar e dossieraggio illecito della security Telecom -Pirelli.
In un lungo e dettagliato post, che linkiamo in basso, Sigfrido Ranucci mette in chiaro una serie di punti. Innanzitutto accusa Tommaso Cerno di avere fatto sparire il nome di Marco Mancini “lo 007 protagonista dell’incontro con Renzi all’autogrill” dalle chat che ha pubblicato sulla testata che dirige, Il Giornale. Quindi rimarca come Giletti e Cerno abbiano “sorvolato sulla figura di Mancini“. E parla di un presunto rapporto tra Cerno, Giletti e Mancini:
Cerno, da direttore dell’Identità, ha fatto realizzare vari articoli a Rita Cavallaro, che ha passato, stile Luca Fazzo, le veline di Mancini o degli avvocati senza contraddittorio. La stessa operazione l’ha fatta Giletti, che ha sponsorizzato la teoria del complotto dei servizi e del Segreto di Stato smentite con sentenza definitiva dalla Procura e dal Tribunae di Roma, che ha dato ragione a Report. Giletti ha spacciato per un’inchiesta sua, le carte degli avvocati di Mancini. Prova è che, raccontando le vicende dell’autogrill, ha commesso gli stessi errori dei legali: ha sbagliato nella ricostruzione della vicenda, il casello dell’autogrill e il dpcm in vigore quel 23 dicembre del 2020. Giletti è stato tanato in quest’operazione non da un giornale comunista, ma da un giornalista d’inchiesta, ruvido, ma bravo come Giacomo Amadori de La Verità.
Infine, ha evidenziato come Giletti – che oggi si dice “umanamente deluso” da lui – gli abbia fatto provare la stessa sensazione quando “ha cercato di rivelare la nostra fonte, cercando di delegittimarla. Si tratta dell’insegnante di sostegno che aveva scattato le immagini di Renzi e Mancini. Giletti si è recato con una telecamera nascosta davanti alla scuola dove la nostra fonte accompagnava le figlie, e ha rivelato la città dove viveva“.
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