Conte chiede a Draghi ‘una posizione chiara sul reddito di cittadinanza’. Draghi glissa…

‘Giù le mani dal Rdc. Ho chiesto al premier una posizione chiara’, afferma Conte.    Draghi neanche gli risponde. Il reddito di cittadinanza è stato un fallimento e tutti, a partire  da Fdi, Lega e Fi e  Italia Viva. Conte torna sull’argomento: e in un lungo post su Facebook spiega di averne parlato con il presidente del Consiglio, nell’incontro a Palazzo Chigi. E, soprattutto, rivendica tra le righe il merito di aver chiesto a Draghi una ‘posizione ferma’: ‘Ho sollecitato il Presidente Draghi a prendere una posizione chiara e ferma in merito a un dibattito “inquinato” che si trascina da giorni. Alcuni leader di partito hanno deciso di prendere di mira gli aiuti alle fasce più deboli e più esposte della popolazione. Non sorprendono le dichiarazioni di chi propone referendum per cancellare reddito e pensioni di cittadinanza per milioni di cittadini e famiglie in difficoltà economica. Quando, forti della propria esperienza di potere, si sottoscrivono contratti per centinaia di migliaia di euro con produttori compiacenti, il rischio di diventare insensibili ai bisogni dei più fragili è nelle cose. Dispiace anche il tono di chi parla di “metadone per i tossicodipendenti” riferendosi al sostegno economico fornito con il Rdc dallo Stato a tanti italiani’. Conte invita poi solennemente a mettere ‘giù le mani dal reddito di cittadinanza’.

Un’arringa, quella di Conte in difesa del Rdc che prosegue con un’enfatica invocazione della ‘forza della Politica’ che ‘deve esprimersi porgendo l’orecchio alla voce di tanti che soffrono e non hanno voce’. Come nell’invito alle forze politiche a porgere ‘l’orecchio alla voce di tanti che soffrono e non hanno voce’.  Ad approfondire le storie di tanti precari che lavorano e non riescono a mettere insieme uno stipendio degno, tanto da dover ricorrere al Reddito per ‘sopravvivere’.

Perché, come è sotto gli occhi di tutti, ormai, il reddito di cittadinanza si è risolto in un grande flop. Si è rivelato uno strumento assolutamente inadeguato nel contrasto della povertà e inefficace nel creare nuovi posti di lavoro. Una formula incompleta che ha disincentivato la possibilità di lavorare, puntando sull’abusato jolly dell’assistenzialismo ma in un Paese che, flagellato dalla crisi sanitaria e martoriato da quella economica, ha bisogno di sviluppo e occupazione per ripartire. Non certo di una elemosina di Stato in grado di garantire solo un posto… sul divano.

Matteo Renzi, ad un convegno di Confindustria, ha proposto  un referendum per abolire il reddito di cittadinanza, proposta ignorata da Confindustria.  L’unico che raccoglie la palla di Renzi è Matteo Salvini che’twitta’ ancora sulla leggenda degli imprenditori del turismo che non trovano personale a causa del reddito di cittadinanza.

L’Istat ha fatto sapere che 1,6 milioni di nuclei familiari hanno beneficiato di reddito o pensione di cittadinanza, in totale 3,7 milioni di persone per un esborso complessivi di 7 miliardi di euro. Guardando ai dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio si scopre che solo lo scorso anno le imprese hanno ricevuto aiuti e incentivi per oltre 50 miliardi di euro.

Di recente abbiamo assistito alle lamentele di alcuni cuochi e capi bagnini che si sono lamentati perché con un reddito garantito (che raggiunge al massimo i 750 euro al mese) a trovare giovani disposti a lavorare è diventato più difficile. Salvo poi scoprire che le condizioni lavorative proposte alla ‘gioventù recalcitrante’ erano salari da fame e orari senza nessuna regola. Ma questa linea falsamente moraleggiante è quella che Matteo Renzi ha deciso di sposare, nel momento in cui definisce il reddito di cittadinanza un ‘provvedimento diseducativo’. Questo approccio sull’effetto disincentivante di redditi di base è stato peraltro molto ridimensionato nel corso degli anni dagli studi e dalle ricerche condotte sull’argomento.

La valutazione di Confindustria espressa sul Reddito di Cittadinanza (RdC) è sostanzialmente negativa: si ritiene, infatti, che tematiche come la povertà e le politiche attive non possano essere affrontate in maniera efficace attraverso questo strumento ma che, piuttosto, sarebbe stato preferibile potenziare il REI per la povertà e affidare al RdC il compito di avviare misure per l’occupazione.

Inoltre, pur valutando utile l’adozione di interventi orientati alla solidarietà e alla coesione sociale per ridurre i divari, riteniamo che la formulazione del RdC contenuta nel DL anziché incentivare l’offerta di lavoro attraverso una maggiore mobilitazione degli individui nella ricerca dell’occupazione, possa determinare un effetto di scoraggiamento principalmente a causa:

  • del livello troppo elevato del beneficio economico previsto (in Italia lo stipendio medio dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese);
  • del meccanismo di scelta per disciplinare il cuneo tra il beneficio che percepisce il nucleo familiare nel suo insieme e i redditi di lavoro.

E’ altresì importante che il potenziamento dei Centri per l’Impiego sia accompagnato da un rafforzamento del ruolo delle Agenzie per il Lavoro private ripensando anche la scelta di superare l’assegno di ricollocazione, rafforzandone i meccanismi di condizionalità.

Circa Redazione

Riprova

Politica: Mastella, ‘sabato a Roma lanciamo ‘Noi di Centro”

“Alle elezioni provinciali che si terranno il 18 dicembre il nostro movimento sarà presente con …

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com