San Pietroburgo, bomba nella metro: 14 morti. Il kamikaze sarebbe un russo di origine kirghisa

Sarebbe un 22enne russo di origine kirghisa il kamikaze unico responsabile dell’attentato di ieri nella metro di San Pietroburgo che ha causato 14 morti e decine di feriti. Scagionato invece l’uomo con la barba ripreso dalla videosorveglianza. In serata Putin è andato a deporre fiori sul luogo dell’attacco.

Il presidente americano Donald Trump ha telefonato a  Vladimir Putin per offrire le condoglianze alle famiglie delle vittime dell’attentato alla metro di San Pietroburgo. Lo riferisce il Cremlino, mentre la Casa Bianca non ha ancora reso noto il colloquio. Trump ha chiesto a Putin di manifestare il suo sostegno al popolo russo. Il leader russo ha ringraziato per la solidarietà. I due hanno condiviso la convinzione che ‘il terrorismo è un male che deve essere combattuto congiuntamente’. Il presidente Usa ha offerto il pieno sostegno degli Stati Uniti nel rispondere all’attacco e nel portare davanti alla giustizia i responsabili.

Il Consiglio di sicurezza Onu parla di vile terrorismo. Da oggi tre giorni di lutto cittadino a San Pietroburgo.

L’ attentato ha sconvolto San Pietroburgo, l’antica capitale degli zar e città natale di Vladimir Putin, proprio nel giorno in cui il presidente russo era in zona per l’incontro con il collega bielorusso Alexander Lukashenko. Un vagone della linea blu del metrò è stato sventrato da un’esplosione mentre correva fra le stazioni Tekhnologicheskiy Institut e Sennaya Ploshchad causando 14 morti, come è stato confermato dal Ministero della Salute. A compiere l’attentato sarebbe stato un kamikaze russo di origine kirghisa.Un secondo ordigno, mascherato da estintore, è stato rinvenuto in una terza stazione, la Ploshchad Vosstaniya, ed è stato disinnescato dagli artificieri: si trattava di una bomba ben più potente,  un chilo di tritolo,  di quella usata nel vagone della metropolitana ma di fattura simile, ovvero zeppa di biglie e chiodi mozzati,  utilizzati per massimizzare l’impatto mortifero.

Il Comitato Investigativo russo nel pomeriggio ha confermato di aver lanciato un’indagine per terrorismo ma ha sottolineato che ogni altra ipotesi verrà analizzata. Le piste privilegiate, ad ogni modo, sono quella estremista di matrice islamica, e quella ‘nazionalista’. La polizia, sulle prime, aveva detto di essere sulle tracce di due attentatori ma in serata,  stando a quanto riporta Interfax,   gli inquirenti si sono convinti che ad agire sia stato un solo uomo. Ovvero il kamikaze, che prima avrebbe lasciato l’ordigno-estintore alla Ploshchad Vosstaniya e poi sarebbe salito sul treno, dove si è fatto esplodere.

Il kamikaze della metropolitana di San Pietroburgo sarebbe un cittadino russo di origine kirghisa, secondo l’intelligence del Kirghizistan. Il comitato di stato kirghiso per la sicurezza nazionale ha reso noto che l’autore dell’attentato è di nazionalità russa e di origine kirghisa, secondo la Ap. L’agenzia di intelligence ha precisato che sta cooperando nelle indagini con le autorità russe. Secondo la stampa britannica, che cita sempre i servizi di sicurezza kirghisi (Gknb), l’attentatore si chiama Akbarzhon Jalilov, è nato a Osh e ha 22 anni.

‘Non sappiamo se Akbarzhon Jalilov, il cittadino del Kirghizistan che Mosca sospetta essere l’autore della strage nella metro di San Pietroburgo, sia coinvolto nell’attacco terroristico o no,  afferma il servizio stampa del Comitato per la Sicurezza Nazionale del Kirghizistan, citato dalla Tass.

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Tramontata poi anche l’ipotesi ‘dell’uomo con la barba’, la cui immagine,   l’identikit tipo dell’estremista islamico,  era stata diffusa dai media russi come uno dei possibili responsabili dell’attentato: il sospettato si è infatti presentato alla polizia e ha detto di non aver nulla a che fare con la tragedia. ‘Un aspetto fin troppo convincente’, aveva d’altra parte commentato su Facebook Gleb Pavlovsky, ex spin-doctor del Cremlino e ora critico di Putin. Il suo scetticismo sembra aver avuto ragione. Il presidente russo poco dopo l’attentato ha espresso le condoglianze alle vittime e ha assicurato che le autorità condurranno indagini a tutto campo.

 

In serata si è poi recato nei pressi della fermata Tekhnologicheskiy Insitut e ha deposto una corona di fiori in memoria delle vittime, senza però rilasciare dichiarazioni. Secondo Pavel Felgenghauer, esperto militare e di sicurezza, il timore è che ci si trovi di fronte a uno ‘sciame terroristico’, dalle conseguenze politiche potenzialmente profonde. Il Paese, d’altra parte, è appena stato scosso da un’ondata di proteste, in cui molti russi, in maggioranza giovanissimi, si sono scagliati contro la corruzione. Le autorità  potrebbero voler sfruttare l’attentato per sopprimere ogni tentativo di manifestazione. L’ipotesi non è del tutto campata per aria. In tv si sono già udite alcune voci,  come lo scrittore Alexander Prokhanov,  che hanno legato l’attentato alle proteste, individuando in una misteriosa ‘fonte estera’ la regia di entrambi gli eventi. L’obiettivo sarebbe quello di destabilizzare il Paese nell’anno che precede le elezioni presidenziali, previste per il marzo del 2018. Dall’Italia, intanto, sono arrivati messaggi di cordoglio dal premier Paolo Gentiloni e dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a giorni sarà in visita ufficiale a Mosca. Al momento non si ha alcuna segnalazione di italiani che non siano in contatto con le famiglie, ma per escludere con certezza il coinvolgimento di connazionali bisognerà probabilmente aspettare oggi.

 

LA CARROZZA SVENTRATA – IL VIDEO

 

Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha celebrato in mattinata un servizio funebre per commemorare le vittime. ‘Si tratta di un atto di terrorismo che lancia una sfida non solo alle autorità, non solo alle forze dell’ordine e a quelli che sono chiamati a occuparsi della sicurezza dei cittadini, questo atto terroristico lancia una sfida a tutti noi, a tutto il popolo’, ha detto il primate ortodosso russo, durante la funzione nella chiesa inferiore della cattedrale di Cristo Salvatore. Secondo Kirill, dobbiamo ulteriormente riconoscere l’importanza di mantenere una vita pacifica, l’indipendenza del nostro paese, e ancora di più dobbiamo essere consapevoli della nostra comune responsabilità per il futuro del nostro popolo.

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