Il miracolo che unificò l’Italia compie 50 anni

Totò e Peppino la buttavano in ridere, ironizzando sulle incursioni dei politici: «Il nonno l’autostrada la vuole troppo lunga. Per farla così lunga bisognerebbe spostare il paese. Vi conviene a voi spostare il paese?». Dialoghi surreali dal film che fa la parodia alla dolce vita, è il 1961. Tre anni dopo, l’Autosole Milano-Napoli è finita, la prima pietra era stata posata nel 56. A inaugurarla il capo dello Stato, Antonio Segni. Le foto dell’epoca ci mostrano la Lancia Flaminia presidenziale che apre il corteo delle autorità, sono stati appena completati gli ultimi 41 chilometri tra Chiusi e Orvieto. È il 4 ottobre del 64. Decenni di discussioni ma appena otto anni di lavori. Un record.  Il Paese ha fretta di crescere e chiede una benedizione speciale al suo santo patrono, San Francesco. Grande opera di ingegneria civile ma non solo, l’Autosole. Viadotti e soluzioni ardite che finiscono esposte al Moma di New York. L’Italia fa un po’ l’americana e l’America l’accoglie a braccia aperte. L’A1 cambia la storia nazionale. Fa sognare. Sette ore di viaggio da Nord a Sud contro i due giorni di prima. Segno e sogno di benessere, in un Paese che compra le utilitarie a rate e si lancia. Sono gli anni della 500 e della 600. Prima di scoprire le ferie, gli italiani vanno in gita sui cantieri dell’Autosole e si scattano le foto davanti ai viadotti in costruzione, nelle pause lasciate dagli operai acrobati. Sentono che arriva il cambiamento, vogliono esserci e lasciare quel ricordo ai nipoti. E nei giornali del 5 ottobre 64 l’Iri compra paginate di pubblicità per ricordare a tutti «un altro impegno mantenuto. In anticipo sulla data fissata». Sembrano cronache dall’altro mondo

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