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Trump incontrerà i parenti dei giapponesi rapiti da Nordcorea

Durante il suo viaggio in Giappone a novembre il presidente Usa Donald Trump incontrerà anche i familiari dei giapponesi rapiti dalla Corea del Nord negli anni 1970-’80, a partire dai genitori dell’allora 13enne Megumi Yokota, che l’inquilino della Casa bianca ha citato nel suo primo discorso all’Assemblea generale dell’Onu. L’ha reso noto il premier nipponico Shinzo Abe a Niigata, la città in cui la ragazzina fu prelevata dalle spie di Kim Jong Il. Megumi Yokota fu sequestrata a 13 anni da agenti nordcoreani nel 1977 nell’ambito di una campagna di rapimenti che vide vittima diversi giapponesi e non. Tokyo ha accertato 17 rapimenti, ma si sospetta che il numero sia più elevato. Pyongyang ha riconosciuto 13 sequestri e ha restituito 5 rapiti con le loro famiglie, mentre ha dichiarato deceduti altri otto, tra i quali Megumi.

Il Giappone non crede a questa versione. Abe ha spiegato di voler rispondere alla richiesta di verità dei genitori di Megumi Yokota, la madre Sakie e il padre Shigeru e, per questo motivo, “sia quando ho incontrato Trump a New York lo scorso anno, sia a febbraio in Florida, ho sollevato la questione di Megumi e dei rapimenti”. Trump, secondo Abe, si è mostrato colpito dalla vicenda. Poi, ha detto ancora il premier nipponico, “c’è stato il discorso del presidente americano di fronte all’Assemblea generale a New York” che ha “posto all’attenzione del mondo” la vicenda. In quell’occasione, incontrando l’inquilino della Casa bianca nel bilaterale a margine, Abe ha affermato di aver chiesto a Trump di vedere le famiglie dei rapiti: “Gli ho detto: ‘Presidente, a novembre quando farai la visita in Giappone, devi assolutamente incontrare i genitori di Megumi, i parenti delle vittime dei rapimenti, per favore’ e lui ha risposto a questo appello: ‘Ho capito, Shinzo, li incontrerò tutti. E’ una cosa terribile, per salvare i rapiti giapponesi dovremo lavorare tutti assieme”.

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