Legge elettorale, il Pd spinge sul Rosatellum e cerca un aiuto al Senato

La nuova proposta ufficiale del Pd, il cosiddetto ‘Rosatellum’, dal nome del capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato, introduce un sistema misto, per metà maggioritario e per metà proporzionale. Ma se a Montecitorio i numeri per la sua approvazione sono pressoché sicuri  non altrettanto si può dire al Senato, dove sono in corso ferventi trattative per arruolare un gruppo di ‘volenterosi’ di centrodestra e gruppo Misto disposti a votare la riforma renziana. Che viene duramente stroncata da Pier Luigi Bersani, che parla di ‘ennesimo pasticcio.
‘Con il Rosatellum non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati. Insomma, siamo di nuovo all’eccezionalismo italico, siamo all’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora’, così Pier Luigi Bersani su fb stronca la proposta del Pd: ‘Se ci fosse senso di responsabilità  si sentirebbe l’esigenza di presentare agli italiani ormai insofferenti un sistema che avesse già dimostrato di funzionare. Il Mattarellum davvero, oppure il tedesco, oppure il francese, oppure lo spagnolo o il portoghese o l’inglese. Qualcosa che esista insomma. Basta con le invenzioni ad usum delphini. Sulla legge elettorale ecco la mia personalissima opinione. Adesso che c’è il testo, nero su bianco, della proposta Pd temo che Prodi e Pisapia dovranno riconsiderare le loro pur cautissime aperture. Questa proposta non c’entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c’è una scheda sola, non due. Qui si allude non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada’.
Il Rosatellum proposto dal Pd come legge elettorale non è niente altro che  un Mattarellum corretto:

 Si potrà votare o con un segno sul nome del candidato nell’uninominale (che vale anche per la lista collegata) o con un segno sulla lista collegata (che vale anche per il candidato corrispondente). È previsto espressamente che in caso di doppio segno su un candidato e sulla lista corrispondente il voto rimanga valido.

Escluso il voto disgiunto. Non è ovviamente possibile votare un candidato nel collegio uninominale e una lista diversa dalla sua nella parte proporzionale.

Addio allo scorporo. Una delle differenze sostanziali, seppur molto tecnica, è la scomparsa del sistema dello scorporo che nel Mattarellum creò molte distorsioni. Nella legge degli anni ’90, i voti ricevuti dai candidati nel maggioritario erano scorporati (ovvero non venivano conteggiati) nella parte proporzionale. Era un sistema per favorire le liste più piccole, che non avrebbero eletto molti candidati nell’uninominale.

I partiti trovarono il modo di aggirare quelle norme creando delle liste civetta a cui collegare i candidati e non farsi scorporare i voti. Questo sistema non è previsto nel Rosatellum, che vuole ottenenere una correzione proporzionale con l’aumento dei seggi scelti con il proporzionale.

Quote rosa. Il Rosatellum prevede che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato. Quindi nei collegi plurinominali con due seggi da assegnare, dovranno essere un uomo e una donna; con tre seggi, due uomini e una donna o due donne e un uomo; con quattro seggi, fino a tre uomini e una donna (o naturalmente l’inverso).

Una norma che è più debole rispetto all’attuale formulazione delle quote rosa, in cui è previsto che uomini e donne nel listino devono essere alternati. Senza questa previsione si potrebbe immaginare che tutti i capilista e i secondi posti nel listino (quelli per cui l’elezione è più probabile) siano uomini, relegando le donne all’ultimo posto del listino. Rosato a Repubblica garantisce: ‘La cambieremo, lo prometto’.

Le differenze con il sistema tedesco:

Seppur simile a un primo sguardo, il sistema tedesco è sostanzialmente differente. Perché è vero che metà dei seggi sono assegnati in collegi uninominali, ma vengono detratti dalla quota proporzionale. Ovvero: tutti i 598 seggi vengono ripartiti con un sistema proporzionale, ma poi i primi 299 deputati vengono ‘pescati’ dai collegi uninominali e non dai listini bloccati.

Quindi la parte proporzionale del sistema tedesco dialoga con i collegi uninominali, cosa che con il Mattarellum,  corretto o meno,   non succede.

La proposta Pd prevede l’elezione di 303 deputati in altrettanti collegi uninominali e di altri 303 con sistema proporzionale, in listini bloccati di quattro nomi ma con sbarramento al 5% e senza il meccanismo di scorporo del Mattarellum che premiava i partitini. Il maggioritario di collegio e lo sbarramento alto sul proporzionale dovrebbe favorire la creazione di una maggioranza e assicurare la governabilità. Inoltre la scheda elettorale sarà unica (me l’elettore ne riceverà ovviamente due, una per la Camera e l’altra per il Senato): a sinistra l’elettore dovrà barrare il nome del candidato del collegio uninominale, sulla parte destra invece apporre una croce sul simbolo del partito.  Non è ammesso il voto disgiunto. Quanto alle quote rosa sono previste nel listino propozionale (dove c’è un massimo del 60% per uno dei generi), ma non nei collegi. Su quest’ultimo punto Rosato chiarisce: ‘Va precisato anche sui collegi, lo faremo’.

Il nuovo sistema piace alla Lega Nord, perché la presenza di piccoli collegi uninominali favorisce i candidati più radicati a livello locale. Non piace invece a Forza Italia, che continua a preferire un proporzionale puro, e ad Ap. Il partito di Angelino Alfano, infatti, rischia di non raggiungere il 5% dei voti necessario a superare lo sbarramento e sarebbe costretto a coalizzarsi o con il centrodestra o con il centrosinistra. No anche dai Cinque Stelle che risulterebbero svantaggiati nella parte maggioritaria in quanto hanno pochi candidati fortemente radicati sul territorio. Come accennato è netta la bocciatura anche da parte di Mdp.

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