La vera storia di Lucrezia Borgia. Come non l’avete mai vista

ROMA – Avvelenatrice, mangia mariti, meretrice, incestuosa. E’ stata dipinta spesso così Lucrezia Borgia, figlia illegittima di papa Alessandro VI e della cortigiana Vannozza Cattanei. Ma chi era in realtà? Sabato l’Associazione culturale Calipso ha organizzato una visita guidata con teatro itinerante per spiegare la vera storia di Lucrezia. In meno di un chilometro, Isabella Leone, la nostra guida, ci ha mostrato alcuni dei luoghi importanti per la figlia di Alessandro VI, sfatando anche molti miti.
Nata a Subiaco nel 1480, suo padre era Rodrigo Borgia, arcivescovo di Valencia e futuro papa Alessandro VI. Sua madre, Vannozza Cattanei, era invece una dama di compagnia. Lucrezia fu spesso usata per scopi politici. Prova ne sono i vari matrimoni. A soli 13 anni andò in sposa a Giovanni Sforza. Un evento scandaloso forse, ma non più bizzarro di tante altre celebrazioni di quel periodo. Il matrimonio fu organizzato allo scopo di stringere un’alleanza con la famiglia degli Sforza. Ben presto però l’appoggio della famiglia milanese divenne superfluo e i Borgia decisero di annullare lo sposalizio. Le nozze furono dichiarate non consumate e quindi annullate. Prima di invalidare il matrimonio, ci spiega la guida, Cesare tentò di uccidere Giovanni, ma Lucrezia riuscì a salvarlo mandandolo via. Ed è proprio in questo periodo che la Borgia viene incolpata di avere rapporti incestuosi con il padre e il fratello. Infatti, dopo l’annullamento delle prime nozze Lucrezia rimase incinta. Non si sa se di Pedro Calderon, detto il Perotto, poi ritrovato morto nel Tevere o dello stesso Giovanni Sforza. Sta di fatto che quest’ultimo denunciò l’accaduto, riportando che il figlio fosse di Rodrigo. Altri sostenevano invece che fosse del Fratello Cesare. Comunque sia, finito il primo matrimonio, i Borgia decisero di stringere rapporti con il regno di Napoli e quindi di affidare Lucrezia ad Alfonso d’Aragona. I due presto si innamorarono, ma avendo papa Alessandro VI mire espansionistiche ampie e volendo allearsi con la Francia, decise che era giunto il momento di annullare anche queste nozze.
“La notte del 15 luglio 1500 Alfonso, durante una passeggiata serale, venne aggredito da quelli che apparentemente sembravano pellegrini”, spiega Isabella Leone. In suo soccorso però giunsero “la sorella Sancha, sposa del più giovane dei Borgia, Goffredo, e Lucrezia, che si presero cura dell’uomo” giorno e notte per paura che qualcuno finisse l’opera iniziata. “Ma il 18 agosto, con un inganno, Lucrezia e Sancha furono allontanate dalla stanza del principe che fu misteriosamente strangolato. Nell’assassinio tutti riconobbero la mano di Michelotto Corella, uomo di fiducia di Cesare Borgia e suo boia personale”.
Infine, a 31 anni, Lucrezia si sposo con quello che diventò il suo ultimo marito, Alfonso d’Este, erede legittimo di Ferrara. Il matrimonio, ovviamente, venne ancora una volta organizzato per fini politici: Lucrezia andò in sposa ad Alfonso solo per poter rafforzare la signoria di Cesare in Romagna. Alla corte d’Este, la Borgia vestì i panni della mecenate invitando a corte grandi letterati come Ercole Strozzi e Pietro Bembo. Morì il 24 giugno del 1519 per febbri puerperali, lasciando la città in profondo lutto.

La Visita:

Partiti da piazza Farnese, davanti la chiesa di Santa Brigida, abbiamo seguito un percorso ben strutturato per arrivare sotto Castel Sant’Angelo. Prima tappa: la chiesa del Monserrato (dove è seppellito Rodrigo Borgia, il padre di Lucrezia, insieme a papa Callisto III).

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Ad attenderci una piacevole quanto inaspettata sorpresa. In ginocchio sui gradini della chiesa c’era infatti Lucrezia Borgia (interpretata da Giulia Faina) intenta a pregare. Qui Lucrezia ci ha parlato di sua madre e del loro stretto rapporto, accennando che lavorava presso la locanda della Vacca, la nostra seconda tappa, dove nel 1465 conobbe Rodrigo. Situata nel vicolo del Gallo, sulla locanda è ancora possibile vedere lo stemma che Vannozza vi fece apporre una volta acquistata. All’epoca, ci informano, esistevano due tipi di prostitute: le meretrici, popolane che lavoravano per la strada e le cortigiane, vere e proprie dame di compagnia, che si dilettavano nelle arti, nella letteratura e nelle lingue. A volte riuscivano ad accumulare molte ricchezze e Vannozza era una di queste.

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Dalla locanda, la nostra guida ci ha portato in un angolo di Roma sconosciuto ai più e dall’aspetto medievaleggiante. Si tratta dell’arco degli Acetari, chiamato così per la presenza di un magazzino dove veniva posta l’acqua acetosa.

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Da qui ci siamo diretti a Palazzo Taverna in via di Montegiordano, passando per via del Pellegrino dove in passato c’era la casa di Vannozza. Ci informano che in realtà Lucrezia non era cresciuta nella casa della madre, ma a Palazzo Taverna insieme ai suoi altri fratelli. Davanti palazzo Taverna abbiamo incontrato nuovamente Lucrezia che ci ha parlato della sua famiglia e di come suo fratello, Cesare Borgia, volesse conquistare il regno di Napoli attraverso il matrimonio. E le nozze fra Lucrezia e Alfonso d’Aragona servirono a porre le basi per il piano di Cesare. Solo che Carlotta d’Aragona rifiutò il pretendente e quindi, perduta la possibilità di conquistarsi il regno di Napoli, il matrimonio con Alfonso non fu più di nessuna utilità. Si iniziò anche a pensare a un ennesimo matrimonio per la Borgia.
E siamo giunti alla fine della nostra interessante visita. L’ultima tappa infatti è Castel Sant’Angelo, che abbiamo raggiunto attraversando il ponte posto dinanzi alla fortezza papale. Il Tevere, ci viene spiegato, era il luogo preferito di Cesare dove gettare i corpi delle sue vittime. Fra i quali, appunto, venne trovato anche quello di Perotto. Comunque sia, ad attenderci su ponte Sant’Angelo c’era Lucrezia che ci ha condotto all’entrata del Castello e ci ha salutato ringraziandoci per aver ascoltato la sua storia. La sua versa storia.

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Alessandro Moschini

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