Israele: premier Netanyahu, continueremo operazioni sicurezza nel sud della Siria

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele continuera’ ad operare nel sud della Siria finche’ le esigenze di sicurezza nazionale lo richiederanno. Le parole del primo ministro arrivano in risposta all’accordo tra Usa, Russia e Giordania sul cessate il fuoco, che mira a ridurre ed eliminare i combattenti stranieri nel sud della Siria. Durante la riunione settimanale del partito di governo Likud nella Knesset (il parlamento israeliano), Netanyahu ha detto di aver informato la Russia e la Casa Bianca della posizione di Israele: “Ho chiarito ai nostri amici di Washington e ai nostri amici di Mosca che continueremo ad operare in Siria, anche nel sud del paese, in conformita’ alle nostre esigenze di sicurezza”. Il premier israeliano ha inoltre descritto la politica di sicurezza di Israele come “la giusta combinazione tra fermezza e responsabilita’ “. Negli ultimi due anni, Israele e la Russia, per evitare conflitti, hanno coordinato i loro sforzi militari in Siria a sostegno del presidente Bashar al Assad. Ciononostante Israele ha tenuto a precisare che l’esercito israeliano non ha bisogno del permesso russo per eseguire le operazioni.

Sull’accordo del cessate il fuoco, un ufficiale israeliano ha dichiarato oggi alla stampa internazionale che le forze iraniane in Siria potrebbero essere spostate a 5 chilometri dal confine israeliano sulle alture del Golan e che in altre aree le forze alleate all’Iran dovranno indietreggiare fino a 30 chilometri dal confine. Le disposizioni finali dipenderanno dalle posizioni attuali delle forze dei ribelli che combattono contro gli uomini fedeli al presidente siriano Bashar al Assad sulle alture del Golan. Inoltre, il funzionario ha precisato che l’accordo serve anche ad evitare scontri tra le fazioni rivali. Il ministro dell’Intelligence israeliano, Yisrael Katz, non ha confermato le informazioni a riguardo: “Anche se consideriamo positivo l’accordo sulla eliminazione delle forze straniere, Iran, Hezbollah e le milizie sciite della zona, la prova sara’ sul campo”. Oggi Katz ha ricordato che “Israele aveva gia’ chiarito che non avrebbe accettato l’Iran e i suoi affiliati in Siria, in quanto sarebbero una minaccia costante nonche’ fonte di tensione e instabilita’”.

Il portavoce del governo giordano, Mohammed Momani, ha dichiarato sulla questione che l’accordo e’ un passaggio chiave per porre fine alla guerra in Siria e arrivare ad una soluzione politica della crisi. Lo scorso 11 novembre, il ministro della Difesa israeliano Avigdor Liberman aveva dichiarato che Israele “non avrebbe permesso all’asse sciita di stabilire la sua base in Siria”. Questo era avvenuto dopo la pubblicazione di nuove foto di una base iraniana a circa 50 chilometri dal confine israeliano sulle alture del Golan. Domenica scorsa invece, il ministro per la Cooperazione regionale Tzachi Hanegbi aveva dichiarato che l’accordo “non risponde alle richieste inequivocabili di Israele e che non ci saranno sviluppi che porteranno le forze iraniane o di Hezbollah ad avvicinarsi al confine con la Siria settentrionale”.

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